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martedì 29 maggio 2012

IL MONDO DEL CALCIO E IL MONDO DELLE BANCHE


Oggi il Capo del Governo dei tecnici  ha detto:
"E' triste e fa rabbrividire quando il mondo dello sport si rivela un concentrato di fattori
deprecabili";
"Trovo inammissibile che vengano usati soldi pubblici per ripianare i debiti delle società di calcio".


Oggi il Capo del Governo dei tecnici non ha detto:
"E' triste e fa rabbrividire quando il mondo delle banche si rivela un concentrato di fattori
deprecabili";
"Trovo inammissibile che vengano usati soldi pubblici per ripianare i debiti delle banche".

Attendiamo con fiducia.

mercoledì 2 novembre 2011

La crisi del 1929 e la nostra crisi

Ecco come Schlesinger Jr. consigliere del Presidente Kennedy 1960-1963, ha spiegato la crisi del 1929:
"Il meccanismo della crisi.
Intanto la spirale del sistema produttivo americano veniva stringendosi sempre di più fino a rasentare il limite di rottura, di autoannientamento, che fu oltrepassato nel 1929. La prosperità dell'economia statunitense [...] stava portando a una progressiva diminuzione dei costi di produzione. Per ottenere un equilibrio tra offerta e domanda sarebbe stato perciò necessario che si arrivasse o ad una corrispondete riduzione dei prezzi dei beni di consumo, o ad un aumento dei salari dei lavoratori, oppure a tutte e due le cose insieme.
Al contrario, i prezzi dei prodotti industriali rimasero sempre estremamente rigidi [...] mentre la scarsa efficienza contrattuale dei sindacati favoriva un contenimento forzato dei salari.
Anche i prezzi agricoli subivano la stessa sorte per la passività o il minimo potere contrattuale della massa dei rurali.[...]
L'aumento altissimo dei profitti industriali, non risolvendosi né in una diminuzione dei prezzi, né in un aumento dei salari, finì per sfociare in una gigantesca campagna di speculazioni finanziarie.[...]
Le società si accorsero che la maniera più facile per ottenere nuovo denaro era di emettere nuove azioni. Questo era denaro a buon mercato, perché non c'era nessun bisogno di pagare dei dividendi sulle azioni emesse mentre invece bisognava pagare degli interessi sui prestiti bancari [...] col passare del tempo le società incanalavano sempre più le disponibilità finanziarie verso la speculazione.[...]
In seguito all'accentuato indirizzo affaristico dell'economia americana gran parte della ricchezza ricavata dalle speculazioni si riversò nelle mani della oligarchia finanziaria gravitante a Wall Street [...] Tra il 1923 e il 1929 la produzione per uomo-ora nell'industria salì quasi del 32%, mentre i salari orari aumentarono poco più dell'8%.
Il livello insoddisfacente dei salari e del reddito agrario voleva dire che la "proprietà" poteva sempre meno generare un potere d'acquisto abbastanza elevato per far fronte alla sempre crescente capacità produttiva, oppure, col tempo, a liberare il mercato delle merci già disponibili.[...]
Infine si giunse al crollo. [...] Nell'autunno del 1929 la borsa di New York ebbe un collasso improvviso, dando luogo a ripercussioni gravissime su scala mondiale.
Quali furono, secondo i giudizi successivi degli economisti, le cause principali di questo crack gigantesco?
- La tendenza delle sfere dirigenti a mantenere i prezzi e a gonfiare i profitti e al tempo stesso comprimere i prezzi delle materie prime e dei salari, significò che agli operai ed ai contadini furono negati i benefici della loro stessa produttività. La conseguenza fu il declino relativo del potere d'acquisto delle masse;
- L'assorbimento sotto forma di profitti e dividendi dei guadagni derivanti dalla tecnologia creò la tendenza ad usare l'eccedenza di denaro nella speculazione, trasformando la Borsa da un mercato di titoli in una casa da gioco;
- Il crollo della Borsa completò il disastro...Distruggendo la fiducia, il crollo distrusse tutte le speranze di una ripresa automatica.
Concludendo [...] Rappresentando gli uomini di affari, il governo federale aveva ignorato il pericoloso squilibrio tra il reddito commerciale ed il reddito agricolo, tra gli aumenti dei salari e gli aumenti della produttività.
Rappresentando i finanzieri, aveva ignorato i metodi irresponsabili del mercato delle azioni.
Rappresentando i banchieri, aveva ignorato il peso del debito privato e le profonde debolezze strutturali del sistema finanziario e bancario.
Vedendo tutti i problemi dal punto di vista degli affari e del lucro, aveva scambiato gli interessi di una classe per l'interesse nazionale. Il risultato fu il disastro" (tratto dal libro Roosevelt di A.M. Schlesinger Jr., Ed. CEI Comp. Ed. Intern., Milano, 1966, pag. 21-24).

Sembra di leggere quello che potranno dire fra qualche decennio della nostra crisi attuale.
Abbiamo oggi i titoli spazzatura al posto delle azioni del 1929;
la Borsa è ugualmente una casa da gioco;
il redditi da lavoro dipendente o sono bloccati (vedi statali) o addirittura si offre di lavorare gratuitamente (e questo non se lo erano sognati neppure nel paese bibbia del capitalismo quale era nel 1929 l'America);
i prodotti agricoli vengono pagati all'agricoltore sotto costo e venduti dal sistema distributivo moltiplicati per 10/20;
i vari governi d'Europa comprese le istituzioni dell'UE si muovono come se rappresentassero gli uomini di affari, i finanzieri e i banchieri.
Chi ci salverà? Nessuno dei salvatori che ci sono oggi sulla scena perché questi salvatori sono solo ed unicamente salvatori di se stessi.
Ci salveremo da noi stessi come popoli, se ancora ci hanno lasciato un minimo spazio di pensiero, attraverso il rifiuto della logica che ha creato questa crisi, la logica che "Vedendo tutti i problemi dal punto di vista degli affari e del lucro, ha scambiato gli interessi di una classe per l'interesse nazionale".

P.S. Per i fanatici di se stessi Schlesinger Jr. non è stato un pericoloso comunista sovversivo ma facente parte della classe dirigente del più grade Paese ad economia liberal-capitalista del pianeta terra: laureato ad Harvard e poi funzionario presso importanti istituzioni dell'amministrazione degli Stati Uniti, importante esponente del Partito Democratico è stato Assistente speciale del Presidente Kennedy.



venerdì 5 agosto 2011

LA CRISI E L'UTILE, OVVERO LA CRISI E' UTILE

MILANO, 5 agosto 2011 -L'Agenzia Reuters ci informa che il gruppo bancario Intesa Sanpaolo ha chiuso il secondo trimestre dell'anno con un utile netto sopra le attese.

Nei tre mesi a fine giugno l'utile netto è stato infatti di 741 milioni di euro, in rialzo del 12,1% rispetto al primo trimestre.

Intesa SanPaolo ha così archiviato il primo semestre 2011 con un utile netto pari a 1,40 miliardi.

Per capire qual è l'ordine di grandezze di cui stiamo parlando, la recente manovra anticrisi varata in luglio dal governo prevede l'innalzamento dell'Irap su banche e società finanziarie nella misura di 888,7 milioni nel 2012 e di 479,7 milioni nel 2013-2014 (Fonte Corriere della Sera 7.7.2011 pag. 3).

Tutto il sistema bancario italiano pagherà per il 2012, 2013 e 2014 un aggravio di Irap (*) di molto inferiore all'utile netto di un solo gruppo bancario in un solo semestre, nella fattispecie I° semestre 2011.

LA CRISI E L'UTILE, OVVERO LA CRISI E' UTILE.

(*) Aggravio che nessuno potrà impedire alle banche di trasferie sui loro clienti: tutti noi!

giovedì 16 ottobre 2008

Meno Stato più mercato: l’economia delle cocottes

L'attuale Capo del Governo ed il suo Ministro delle Finanze avevano uno slogan sopra tutti gli altri ed era: “Meno Stato e più mercato”.
Oggi il Capo del Governo ha detto che l’aiuto di Stato alle imprese è un imperativo categorico.
L’economia quando va bene si privatizza e quando privatizzata ha perseguito il profitto della preda, può essere riconsegnata al pubblico, allo Stato, a noi tutti.
E’ un vero e proprio comunismo capitalista: i profitti si privatizzano e le perdite si mettono in comune.
L’economia degli Stati Uniti, il faro a cui il nostro Capo del Governo guarda, ha statalizzato più banche di quello che aveva fatto l’Italia nei decenni del centrosinistra e del compromesso storico.
In fondo al tunnel di questo capitalismo, ci sono i portafogli dei cittadini che si aprono per versare il loro obolo in favore di banche, industrie automobilistiche, assicurazioni. Tutti enti che invece di creare ricchezza hanno creato povertà, ma non la loro povertà, ma la nostra, quella di tutti noi. Così i nostri denari versati allo Stato attraverso le varie tasse, invece di andare a mantenere e possibilmente migliorare scuole, ospedali, strade, ricerca, etc. vanno nelle tasche di quei banchieri, assicuratori, industriali che "sono falliti".
E’ una situazione che Max Weber nella sua opera “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” ha così decritto:
“L’avidità di lucro, la ricerca del guadagno, del denaro, di un gudagno pecuniario quanto più alto possibile, in sé e per sé non ha nulla a che fare con il capitalismo…Questa tendenza si è trovata e si trova nei camerieri, medici, cocchieri, artisti, cocottes, funzionari corruttibili, soldati, banditi, crociati, in coloro che frequentano le bische”. (ediz. Rizzoli, Milano, 1994, pag. 37)