Il Vescovo Williamson ha porto le scuse al Papa per le sue dichiarazioni che negavano la Shoah, non per averla negata, ma per il "danno e il dolore che avrebbero arrecato, soprattutto alla Chiesa", aggiungendo un "ma anche" per i sopravissuti che avrebbero subito "ingiustizie" - la morte di sei milioni di ebrei sono "ingiustizie"? - "sotto il Terzo Reich".
Un marziano catapultato sulla Terra potrebbe credere che il Papa, cioè colui a cui sono dirette le scuse, sia la massima autorità ebraica, il capo di quella comunità che ha ricevuto "le ingiustizie" dal Terzo Reich.
Invece no, è chiaro, che il Papa non è affatto il capo della comunità mondiale ebraica, ma è il successore dei papi che hanno visto nascere, crescere e compiersi la Shoah, cioè Pio XI e Pio XII. Papi che hanno sottoscritto "Concordati" - Eugenio Pacelli il futuro Pio XII collaborando fattivamente con Pio XI - con i teorici ed i realizzatori della Shoah: in Italia Mussolini, in Germania Hitler.
Quindi queste sono scuse tanto virtuali quanto è stata reale la Shoah.
Il mondo virtuale non ha storia quindi facendolo entrare nella storia, la può cambiare, la può in qualche modo rendere virtuale e fare diventare apparente realtà ciò che invece è virtuale. E' la traduzione pratica del virtuale e teologico "Siamo in questo mondo ma non siamo di questo mondo", che consente alla Chiesa di benedire (quando la segue), o maledire (quando non la segue) "questo mondo".
Il nostro Governo ha seguito questa traccia creando lo "sciopero virtuale". La delega del governo prevede "l'istituto dello sciopero virtuale, che può essere obbligatorio per determinate categorie". Per scioperare in questo modo servirà un referendum consultivo a meno che non si rappresenti più del 50% dei lavoratori. Non è specificato chi stablirà che un dato sindacato rappresenta o meno il 50% dei lavoratori (di quali lavoratori?). Ma nel mondo virtuale questo si può stabilire "a prescindere" dalla percentuale reale stessa.
Non solo ma chi vorrà scioperare virtualmente lo dovrà dichiarare preventivamente. L'unica cosa reale in tutto questo è il fatto che realmente il lavoratore dovrà preventivamente dichiarare che parteciperà ad uno sciopero virtuale, cioè ad una cosa che non ci sarà.
Ogni settimana ci danno un compito virtuale su cui dibattere scegliendo, da fiore in fiore, ciò che offre il mercato dell'informazione.
Venti giorni fa erano le intercettazioni telefoniche, poi è stato il triste caso di Eluana Englaro, quindi le ronde ed ora il diritto di sciopero.
Bloccando le intercettazioni telefoniche vogliono fare diventare virtuale la realtà agghiacciante che molte di esse rivelano sulla vita dei potenti di turno.
Bloccando la volontà di persone in stato vegetativo, vogliono fare diventare reale una vita che è virtuale e che è stata giudicata tale dal diretto interessato.
Bloccando la possibilità di scioperare, vogliono fare diventare virtuale, un diritto elementare di manifestazione responsabile e di difesa e miglioramento delle condizioni di vita di chi lo sciopero lo fa: cioè di volta in volta la maggioranza e non la minoranza dei cittadini.
Ma chi può vincere una partita contro un giocatore che a seconda delle carte che ha in mano cambia il valore delle carte stesse?
E' questo che ci fa passare da una emergenza all'altra. E' questo che ci lascia disarmati con le nostre carte che sono evidentemente sempre perdenti.
Da questo chi ci può salvare? All'orizzonte non si vedono personalità morali che possano svelare questo colossale imbroglio. Forse la classe intellettuale come quella dirigente per diventare visibile e acquistare quindi un peso mediatico, ha dovuto passare tante e tali selezioni che la visibilità ed autorevolezza sono anch'esse virtuali?
C'è da augurarsi - mentre si sopravvive in questa trincea che è diventata la vita nella quale ci dobbiamo difendere non dai nemici ma dai nostri governanti - che questi governanti passino presto.
Dal fiume che scorre vicino a questa nostra trincea prima o poi passeranno buone notizie.
venerdì 27 febbraio 2009
Ecclesia Mater et magistri del virtuale
lunedì 23 febbraio 2009
Il vescovo negazionista Williamson espulso dall'Argentina
"L'Argentina espelle Williamson"
La Sata Sede si è affrettata a precisare:
"Su Buenos Aires nessuna pressione del Vaticano".
Ne eravamo certi!
mercoledì 4 febbraio 2009
Il vescovo Williamson e Benedetto XVI: imitazioni di se stessi
La scorsa settimana il portavoce vaticano dichiarava che:
"la revoca della scomunica e le dichiarazioni di Williamson sono "due questioni del tutto indipendenti".(Avvenire 26.1.2009, pag. 25).
Oggi una nota della Segreteria di Stato vaticano ci informa che "il Papa non era al corrente delle dichiarazioni negazioniste del vescovo Williamson". (Corriere della Sera, 4.02.2009).
Bisognerebbe informare Benedetto XVI che è infallibile!
Ma è lui od una imitazione di se stesso?
martedì 27 gennaio 2009
Il giorno della memoria: il Concordato tra Santa Sede e Germania di Hitler
Il giorno della memoria può servire per rinfrescarcela.
Tutti sanno che la Germania di Hitler ha sottoscritto un Concordato con la Santa Sede di Pio XI nel 1933. Pochi però lo hanno diffuso e ancora meno lo hanno letto.
Il Concordato si apre con la celebrazione dell’amicizia tra la Germania di Hitler e la Santa Sede:
“Sua Santità il Sommo Pontefice Pio XI e il Presidente del Reich germanico, concordi nel desiderio di consolidare e sviluppare le relazioni amichevoli esistenti fra la Santa Sede e il Reich germanico,volendo regolare i rapporti fra la Chiesa cattolica e lo Stato per tutto il territorio del Reich germanico in modo stabile e soddisfacente per entrambe le parti….”.
Per brevità si citano solo gli articoli più significativi che riguardano il rapporto tra il clero ed i fedeli cattolici con il Reich di Hitler.
Con l’art. 14, si stabiliva che sul suolo del Terzo Reich, tutti i sacerdoti dovessero essere “germanici”, cioè ariani, e che la nomina dei vescovi, successori degli Apostoli, dovesse ottenere il placet del Terzo Reich nella persona del Luogotenente, previo accertamento che sul prescelto dalla Chiesa non vi fossero “obiezioni di carattere politico generale”, e la sola politica allora esistente in Germania era quella nazionalsocialista. Ecco il brano dell’articolo:
Art. 14. […]Prima di spedire le bolle di nomina per gli arcivescovi, vescovi, per un coadiutore “cum iure successionis” o per un prelato “nullius”, si comunicherà al Luogotenente del Reich (Reichsstatthalter) nel competente Stato il nome della persona prescelta, per accertare che contro di essa non esistono obbiezioni di carattere politico generale.”.
L’art. 16 conteneva un giuramento di fedeltà. I vescovi prima di prendere possesso della loro diocesi, cioè del loro gregge, della loro cattedrale, del loro “ministero della parola di Dio”, dovevano prestare un giuramento di fedeltà nelle mani del Luogotenente o del Presidente del Reich, come segue:
Art. 16 - I vescovi, prima di prendere possesso delle loro diocesi, presteranno nelle mani del Luogotenente del Reich (Reichstatthalter) nel competente Stato oppure del Presidente del Reich un giuramento di fedeltà secondo la formula seguente:
“Davanti a Dio e sui Santi Vangeli giuro e prometto, come si conviene ad un Vescovo, fedeltà al Reich germanico e allo Stato…Giuro e prometto di rispettare e di far rispettare dal mio clero il Governo stabilito secondo le leggi costituzionali dello Stato. Preoccupandomi, com’è mio dovere, del bene e dell’interesse dello Stato germanico, cercherò, nell’esercizio del sacro ministero affidatomi, di impedire ogni danno, che possa minacciarlo.
L’art. 30 assicurava alla Germania di Hitler la preghiera della Chiesa intera per “la prosperità del Reich e del popolo germanico”:
Art. 30 – Nelle domeniche e nelle feste di precetto, nelle chiese cattedrali, come pure in quelle parrocchiali, filiali e conventuali del Reich germanico si reciterà alla fine del servizio religioso principale, in conformità con le prescrizioni della Sacra Liturgia, una preghiera per la prosperità del Reich e del popolo germanico.
Il tutto:
“Fatto in doppio originale. Città del Vaticano, 20 luglio 1933”.
Firmato: Eugenio cardinale Pacelli
Franz von Papen
(Testo del Concordato in italiano e tedesco in Acta Apostolicae Sedis, 1933, pag. 389, riportato in “Chiesa e Stato attraverso i secoli”, Soc. Ed. Vita e Pensiero, Milano, 1958, a pag. 494 e segg.- imprimatur 6 giugno 1958)
lunedì 26 gennaio 2009
S.E. Monsignor Richard Williamson
Ieri su L'Osservatore Romano quotidiano della Santa Sede si annunciava che "Il Santo Padre, dopo un processo di dialogo...." ha riammesso nella comunità della Chiesa di Roma quattro vescovi tra cui S.E. Monsignor Richard Williamson.
S.E. Monsignor Richard Williamson, che in qualità di Vescovo è successore degli apostoli ed in comunione con Benedetto XVI attuale Vicario di Cristo, ha detto in una intervista alla televisione svedese con riferimento alla Shoah: "Credo che le camere a gas non siano mai esistite".
Oggi su Avvenire quotidiano della CEI-Conferenza Episcopale Italiana è riportata la "puntuale", così la chiama, risposta di padre Federico Lombardi, portavoce vaticano che dice: - La revoca della scomunica e le dichiarazioni di Williamson sono "due questioni del tutto indipendenti" -.
Questa precisazione la dice lunga sulla percezione che hanno di sè in Santa Sede.
Avvenire poi scrive che il Vescovo Williamson: "intervistato dalla tv svedese, avrebbe negato l'esistenza delle camere a gas naziste".
S.E. Monsignor Richard Williamson, ha negato, non avrebbe. Forse hanno una percezione esatta di sè e la precisazione di padre Lombardi era dopotutto necessaria.
Così la Chiesa di Roma nella ritrovata comunione con S.E. Monsignor Richard Williamson si prepara al giorno della memoria. Del resto Hitler non è mai stato scomunicato.