Con un incredibile parallelismo don Paolo Ardali avvicinava la vita di San Francesco a quella di Mussolini. Questa la prima pagina del volume:
“Analogie
Questo opuscolo è il frutto di osservazioni e meditazioni, suggeritemi in una conversazione non inutile, con Franco Paladino, nella quale si parlò, fra l’altro del Messaggio Francescano, e dello spirito francescano del grande Uomo. Ed, oh, quanto spirito francescano c’è nella vita di BENITO MUSSOLINI! Se Giorgio SOREL ha visto in Lui un magnifico Cavaliere del secolo XV., la sua vita di grandi rinuncie, di sofferenze, di sacrifici, interiori ed esterni, la volontà superatrice, l’alta visione di un fine superiore da conseguire tenacemente a costo di tutto, anche della vita, l’amore degli umili, l’anima cavalleresca, l’ardore della lotta, l’operosità instancabile, l’attività e virtù trasformatrice e dominatrice del tempo suo, l’armonizzarsi, infine, di tutte le sue qualità in una intima atmosfera superiore, calma, serena e luminosa, lo accostano più di quanto non si creda al Santo di Assisi.
In generale, fra i santi e gli uomini grandi sono evidenti antitesi e differenze sostanziali. Il Santo è per lo più l’uomo della rinuncia, l’uomo grande è il conquistatore. Ma chi abbia una famigliarità con l’agiografia troverà nei Santi anche dei conquistatori mirabili, se pure la rinuncia mistica non sia, in realtà, una forma di conquista superiore.”
(pag. 43-44) – “Fu dunque Francesco ricostruttore dalla fede pura, della Chiesa romana, e per necessaria conseguenza della società del tempo suo […] ottimamente si addice a Benito Mussolini il titolo di restauratore della Patria. Egli è veramente un ricostruttore. E, si noti bene, lo è perché antepone i problemi spirituali e sociali a quelli di ordine materiale, perché riconduce la Nazione alla sua tradizioni religiose, perché in tutta la sua opera è animato da fede e da amore….”.
(pag. 45) – “Ho sotto gli occhi una fotografia di Mussolini in tenuta di marcia: il suo volto patito, sofferente, ma sereno, ma forte, mi richiama alla memoria una pittura di Francesco D’Assisi di scuola Senese del secolo XIII: identica vivezza nello sguardo, identica nobiltà di atteggiamento, manca solo l’aureola.”
martedì 27 gennaio 2009
Il giorno della memoria: San Francesco e Mussolini.
Il giorno della memoria: la Chiesa non è stata affatto in silenzio
Nel 1929 la Santa Sede ha firmato il Concordato con l’Italia di Mussolini che ripeterà con contenuti assai simili, poi nel 1933 con Hitler, vedi altro post di oggi.
Ma cosa successe prima e dopo la firma di quel Concordato del 1929?
Prima del Concordato si santificò così Mussolini. Due soli esempi.
Siamo nel 1927. Esce un volume che raccoglie in una unica edizione due testi andati in stampa anche separatamente, dal titolo:
“Pio XI e Mussolini (3° edizione)
San Francesco e Mussolini (2° edizione)”
L’autore è un sacerdote don Paolo Ardali che nella presentazione dell’editore è indicato come “un dotto sacerdote molto vicino alle sfere vaticane”.
Il volume è pubblicato nella collana: “Mussoliniana – Biblioteca di propaganda fascista diretta da Franco Paladino”.
In “Pio XI e Mussolini” si poteva leggere che:
(pag. 10)-“Due geni soprassiedono tradizionalmente all’imperialismo italico: due espressioni autentiche della sua anima secolare.
Distinti ma paralleli: l’uno eterno, l’altro temporale.
Il genio politico e quello religioso. L’uno investito dal carisma soprannaturale nel momento in cui, per l’ininterrotta successione, Pietro rivive nella sua persona: l’altro impersonato nell’Uomo di Governo che sappia effettivamente realizzare la coscienza della nazione nella sua connaturale aspirazione il ritorno all’antico fastigio.”
(pag. 17-18) – “D’innanzi ad un fatto si grave, qual è l’ostracismo dell’insegnamento religioso della scuola, che racchiude in sé un vero attentato ai sacri diritti della grande maggioranza dei genitori italiani, i quali hanno una fede e una coscienza da lasciare in retaggio ai propri figlioli […] Di fronte a questa realtà apparisce fulgida la magnifica opera del fascismo che, smantellando ogni resistenza ha saputo dare all’Italia la libertà dell’insegnamento – degno istituto di una Nazione veramente civile – l’insegnamento religioso; ed ha ricollocato il crocefisso nelle aule scolastiche.”
Nel capitolo “Tiara e Littorio” si poteva leggere che:
(pag. 25, 26) – “L’aria è pura dalle sconce vignette che gettavano il ridicolo ed il fango sui rappresentanti della fede augustea; è pura dalle boutades retoriche per cui vale la sentenza di Voltaire: chi non può brillare per un pensiero può farsi notare per una parola.
Il rispetto dell’autorità, la disciplina, la gerarchia, l’ordine, l’educazione della gioventù entrano nel compito dello Stato. E nell’aer puro e sereno la nova generazione italica potrà apprendere l’insegnamento della fede che illuminala vita, mentre la bellezza e la forza del sacrificio irradianti dal Crocefisso le guidano dalla scuola alla vita.
Il programma che il grande Duce aveva promesso il 20 settembre del 1922 è in piena fioritura.
Roma apparisce già idealmente trasfigurata e lo sarà anche materialmente.
Migliaia e migliaia di cuori ardenti guardano al colle sacro di Roma e si domandano quando la Tiara augusta conserta al glorioso Littorio sarà il simbolo della romanità e terna di Roma sacra e della grandezza italica di Roma imperiale da cui sorga nella sua inclita ed intera bellezza la rinnovata vita della Nazione.”
Il giorno della memoria: il Concordato tra Santa Sede e Germania di Hitler
Il giorno della memoria può servire per rinfrescarcela.
Tutti sanno che la Germania di Hitler ha sottoscritto un Concordato con la Santa Sede di Pio XI nel 1933. Pochi però lo hanno diffuso e ancora meno lo hanno letto.
Il Concordato si apre con la celebrazione dell’amicizia tra la Germania di Hitler e la Santa Sede:
“Sua Santità il Sommo Pontefice Pio XI e il Presidente del Reich germanico, concordi nel desiderio di consolidare e sviluppare le relazioni amichevoli esistenti fra la Santa Sede e il Reich germanico,volendo regolare i rapporti fra la Chiesa cattolica e lo Stato per tutto il territorio del Reich germanico in modo stabile e soddisfacente per entrambe le parti….”.
Per brevità si citano solo gli articoli più significativi che riguardano il rapporto tra il clero ed i fedeli cattolici con il Reich di Hitler.
Con l’art. 14, si stabiliva che sul suolo del Terzo Reich, tutti i sacerdoti dovessero essere “germanici”, cioè ariani, e che la nomina dei vescovi, successori degli Apostoli, dovesse ottenere il placet del Terzo Reich nella persona del Luogotenente, previo accertamento che sul prescelto dalla Chiesa non vi fossero “obiezioni di carattere politico generale”, e la sola politica allora esistente in Germania era quella nazionalsocialista. Ecco il brano dell’articolo:
Art. 14. […]Prima di spedire le bolle di nomina per gli arcivescovi, vescovi, per un coadiutore “cum iure successionis” o per un prelato “nullius”, si comunicherà al Luogotenente del Reich (Reichsstatthalter) nel competente Stato il nome della persona prescelta, per accertare che contro di essa non esistono obbiezioni di carattere politico generale.”.
L’art. 16 conteneva un giuramento di fedeltà. I vescovi prima di prendere possesso della loro diocesi, cioè del loro gregge, della loro cattedrale, del loro “ministero della parola di Dio”, dovevano prestare un giuramento di fedeltà nelle mani del Luogotenente o del Presidente del Reich, come segue:
Art. 16 - I vescovi, prima di prendere possesso delle loro diocesi, presteranno nelle mani del Luogotenente del Reich (Reichstatthalter) nel competente Stato oppure del Presidente del Reich un giuramento di fedeltà secondo la formula seguente:
“Davanti a Dio e sui Santi Vangeli giuro e prometto, come si conviene ad un Vescovo, fedeltà al Reich germanico e allo Stato…Giuro e prometto di rispettare e di far rispettare dal mio clero il Governo stabilito secondo le leggi costituzionali dello Stato. Preoccupandomi, com’è mio dovere, del bene e dell’interesse dello Stato germanico, cercherò, nell’esercizio del sacro ministero affidatomi, di impedire ogni danno, che possa minacciarlo.
L’art. 30 assicurava alla Germania di Hitler la preghiera della Chiesa intera per “la prosperità del Reich e del popolo germanico”:
Art. 30 – Nelle domeniche e nelle feste di precetto, nelle chiese cattedrali, come pure in quelle parrocchiali, filiali e conventuali del Reich germanico si reciterà alla fine del servizio religioso principale, in conformità con le prescrizioni della Sacra Liturgia, una preghiera per la prosperità del Reich e del popolo germanico.
Il tutto:
“Fatto in doppio originale. Città del Vaticano, 20 luglio 1933”.
Firmato: Eugenio cardinale Pacelli
Franz von Papen
(Testo del Concordato in italiano e tedesco in Acta Apostolicae Sedis, 1933, pag. 389, riportato in “Chiesa e Stato attraverso i secoli”, Soc. Ed. Vita e Pensiero, Milano, 1958, a pag. 494 e segg.- imprimatur 6 giugno 1958)
lunedì 26 gennaio 2009
S.E. Monsignor Richard Williamson
Ieri su L'Osservatore Romano quotidiano della Santa Sede si annunciava che "Il Santo Padre, dopo un processo di dialogo...." ha riammesso nella comunità della Chiesa di Roma quattro vescovi tra cui S.E. Monsignor Richard Williamson.
S.E. Monsignor Richard Williamson, che in qualità di Vescovo è successore degli apostoli ed in comunione con Benedetto XVI attuale Vicario di Cristo, ha detto in una intervista alla televisione svedese con riferimento alla Shoah: "Credo che le camere a gas non siano mai esistite".
Oggi su Avvenire quotidiano della CEI-Conferenza Episcopale Italiana è riportata la "puntuale", così la chiama, risposta di padre Federico Lombardi, portavoce vaticano che dice: - La revoca della scomunica e le dichiarazioni di Williamson sono "due questioni del tutto indipendenti" -.
Questa precisazione la dice lunga sulla percezione che hanno di sè in Santa Sede.
Avvenire poi scrive che il Vescovo Williamson: "intervistato dalla tv svedese, avrebbe negato l'esistenza delle camere a gas naziste".
S.E. Monsignor Richard Williamson, ha negato, non avrebbe. Forse hanno una percezione esatta di sè e la precisazione di padre Lombardi era dopotutto necessaria.
Così la Chiesa di Roma nella ritrovata comunione con S.E. Monsignor Richard Williamson si prepara al giorno della memoria. Del resto Hitler non è mai stato scomunicato.