Sulla stampa di stamane si possono leggere le dichiarazioni del Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace rilasciate al quotidiano on line ilsussidiario.net il 7.1.2009, e riprese da molti giornali. Tra l’altro vi si trova questa affermazione: “Guardiamo le condizioni di Gaza: assomiglia sempre più ad un grande campo di concentramento.”
Oggi, 2009, ci sono due contendenti sul campo: Hamas e Israele. Ieri, 2006, c’erano gli Hizballah e Israele. Ancora prima c’era Arafat e la sua organizzazione per la Liberazione della Palestina (come allora da statuto, liberazione della Palestina evidentemente da Israele),ed Israele. Ancor prima c’era il confinante Egitto con altri Paesi Arabi e Israele.
Se si prende la cartina geografica si vede immediatamente che Israele – come da elenco di conflitti sopra riportato – è una enclave nel mondo arabo.
Il Sig. Renato Raffaele Martino non esprime idee proprie poiché se ciò fosse avrebbe la stessa attenzione del Rag. Rossi che parla del tempo, in un stadio di 80.000 persone che urlano per il gol della squadra di casa. Renato Raffaele Martino - parla “in nome e per conto”, possedendo la Verità - è ascoltato perché Cardinale della Curia romana, ed in quanto tale ha la chiave datagli dalla divinità di sciogliere o legare: cioè di dare o togliere la vita eterna.
Forte di questo potere può fare diventare il piccolo Stato di Israele un continente nel quale esiste la striscia di Gaza che “assomiglia sempre più ad un grande campo di concentramento”. La definizione di “campo di concentramento” porta alla nostra memoria immediatamente i campi di concentramento nazionalsocialisti in Germania e fascisti in Italia.
Un paragone che non regge la logica e la storia.
I campi di concentramento del XX secolo erano governati dai nazifascisti. A Gaza attualmente governa il partito di Hamas. Dai campi di concentramento nazifascisti non partivano missili contro Germania o Italia. Da Gaza partono missili che vanno a colpire Israele.
Per il Cardinale R.R. Martino l’ebreo può forse essere solo o morto o aguzzino?
P.S. – Certo non bisogna identificare un ebreo con un israeliano. Ma la Santa Sede lo fa. In caso contrario come si spiega l’incessante interesse della Chiesa per un piccolo Stato con qualche milione di abitanti che non vuole sparire dalla faccia della terra?
giovedì 8 gennaio 2009
Un ebreo buono, è un ebreo morto?
Gli Ebrei: una enclave teologica nel mondo cristiano.
Se la Chiesa ancora nel 1964, nell’edizione domenicale dell’Osservatore Romano e per bocca del gesuita Padre Riquet, poteva descrivere così la Shoah:
“La violenza nazionalsocialista fu contro tutti. La verità, e ne fummo testimoni, è che la violenza nazionalsocialista non si scatenò in nessun momento contro i soli ebrei. Cristiani, cattolici e non cattolici, comunisti, zingari, slavi, ne furono largamente vittime. Se si ebbero sei milioni di israeliti sterminati nei campi di concentramento, il totale dei detenuti fu di venti milioni, e più della metà morì in prigionia.” (L’Osservatore della Domenica, 28 giungo 1964, pag. 27).
Oggi la Chiesa, costretta dalla storia, riconosce la specificità della Shoah e la specificità dei sei milioni di vittime ebree.
E’ interessante rilevare che dall’elenco di categorie di Padre Riquet, manca quella degli omosessuali internati ed uccisi dai nazionalsocialisti. E’ interessante rilevare pure che Padre Riquet parla di israeliti e non di ebrei, non facendo alcuna distinzione, oggi “obbligatoria” dal politicamente corretto.
La medesima revisione avuta verso la Shoah la Chiesa non può farla nei confronti degli ebrei tout court, pena la cancellazione di una parte di Sé: la Verità è una ed indivisibile come la Chiesa, quindi o è o non è.
Non può cancellare la Buona Novella come ha cancellato l’articolo dell’Osservatore della Domenica. Per esempio, nella prima lettera ai Tessalonicesi, il primo testo del Nuovo Testamento scritto da Paolo nel 51 d.C. si legge:
“Infatti voi o fratelli, siete divenuti imitatori delle Chiese di Dio, che, in Cristo Gesù, sono nella Giudea, perché anche voi avete sofferto dai vostri connazionali le medesime persecuzioni che esse hanno sofferto dai Giudei, da quelli stessi che hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, che hanno perseguitato anche noi, ma che non piacciono a Dio e si son fatti nemici del genere umano. Difatti, ci impediscono di parlare ai Gentili, affinché si salvino, onde colmare sempre più la misura dei loro peccati. Ma la collera di Dio su di loro è giunta al massimo.”(I Tessalonicesi, 2, 14-16)
Contro gli ebrei scriverà anche il riformatore protestante Martin Lutero nella sua opera “Degli Ebrei e delle loro menzogne”, distinguendosi così poco o nulla dai non riformati cattolici.
Gli Ebrei sono quindi una vera e propria enclave nella teologia cristiana. Se c’è da scegliere tra un “nemico del genere umano”, i Giudei, ed il “genere umano”, i Gentili, come scrive San Paolo, non c’è dubbio alcuno che la Chiesa sceglierà, teologicamente il “genere umano”.
Ed il “genere umano” per la Chiesa oggi si trova, a prescindere, nella striscia di Gaza e non in Israele.