giovedì 12 settembre 2013
IL MONDO E IL NOSTRO BALLATOIO
mercoledì 29 maggio 2013
TANTO MEGLIO, TANTO PEGGIO: E’ TUTTA COLPA DEGLI ITALIANI
venerdì 22 marzo 2013
FRANCESCO IL PIU' ITALIANO DEI SANTI. IL 4 OTTOBRE 1926 LA FESTA DI SAN FRANCESCO D''ASSISI, DIVENTA FESTA DELL'ITALIA FASCISTA. SAN FRANCESCO VERRA' POI CELEBRATO DOPO I FASCISTI, VIA VIA DAI DEMOCRISTIANI, DAI COMUNISTI, DAI TECNICI E DA BUONI ULTIMI DAL MOVIMENTO5STELLE. TUTTI SI SONO SERVITI DI FRANCESCO D'ASSISI


martedì 27 gennaio 2009
Il giorno della memoria: acclamazioni al Duce Benito Mussolini
Nel 1929, l’anno del Concordato, tra le Acclamazioni contenute nell’Inno sacro Christus Vincit si aggiungerà quella dedicata “Al Duce Benito Mussolini, gloria del Popolo italiano, Pace, vita e salvezza perpetua”.
Questa acclamazione venne pubblicata nel 1929 a cura del Ministero della Pubblica Istruzione-Direzsione Generale della Istruzione elementare, nel Canzoniere Nazionale, nella cui prima pagina si poteva leggere:
“Tra le opere più importanti pensate e volute dal Regime Fascista, si deve annoverare questo “CANZONIERE NAZIONALE”, dedicato alla Scuola elementare italiana.
Questo libricino – che in modo sobrio ma con scrupoloso intendimento d’arte, traduce in atto quell’educazione musicale tanto raccomandata dai nuovi programmi – ha il nobile compito di unire, per mezzo del Canto corale, la fanciullezza italiana, anzi, tutto il popolo italiano, in un solo palpito, in una sola voce che rievochi e celebri la Religione, la Patria, il Fascismo.
Nella prima parte del canzoniere, i canti corali sono raggruppati a seconda dei vari momenti dell’anno liturgico.
Troviamo qui, nei Canti gregoriani, nei Corali antichi, nelle Laudi spirituali, e nei nomi di Pier Luigi da Palestrina, di Giacomo Carissimi e di Benedetto Marcello, brevi saggi, ma cospicui e nobilissimi, della nostra Arte musicale, che, ispirata dal pensiero e dalla fede Cristiana, ha illuminato e guidato attraverso i secoli tutta l’umanità.
Nella seconda parte (Canti patriottici) – mentre prosegue lo svolgimento storico della musica italiana coi nomi immortali dei nostri Maestri: Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi e Puccini – troviamo pure compresi quei canti consacrati dalla tradizione, che possono dirsi l’espressione più genuina e più appassionata dell’anima popolare. Sono questi canti che hanno accompagnato le vicende popolari. Sono questi canti che hanno accompagnato le vicende eroiche della nazione, dai primi albori del Risorgimento fino ai fastigi dell’attuale Rinnovamento fascista. A.S.”
( Ministero della Pubblica Istruzione, Canzoniere Nazionale, canti corali religiosi e patriottici, Roma, Provveditorato Generale dello Stato, 1929, Anno VII, pag. 9).
La cosa era ancora più devastante perché dedicata ai bambini delle elementari. Chi poteva più dubitare della bontà, onnipotenza, sapienza, etc.. del “Duce Benito Mussolini, Itàlicae Gentis gloriae, Pax, vita et salus perpètua.”
Ma ecco il testo di Christus Vincit che si riporta solo in italiano poiché vi era anche la versione in latino:
Cristo vince, Cristo regna,
Cristo impera.
Acclamazioni
A Pio sommo Pontefice e
Padre universale,
Pace, vita e salvezza perpetua.
A nostro Re Vittorio felice-
mente regnante,
Pace, vita e salvezza perpetua.
Al Duce Benito Mussolini,
gloria del Popolo italiano,
Pace, vita e salvezza perpetua.
Per finire
Tempi buoni vengano! La
pace di Cristo venga!
Il regno di Cristo venga!
Cristo vince, Cristo regna,
Cristo impera.
(in opera citata a pag. 67)
Il giorno della memoria: San Francesco e Mussolini.
Con un incredibile parallelismo don Paolo Ardali avvicinava la vita di San Francesco a quella di Mussolini. Questa la prima pagina del volume:
“Analogie
Questo opuscolo è il frutto di osservazioni e meditazioni, suggeritemi in una conversazione non inutile, con Franco Paladino, nella quale si parlò, fra l’altro del Messaggio Francescano, e dello spirito francescano del grande Uomo. Ed, oh, quanto spirito francescano c’è nella vita di BENITO MUSSOLINI! Se Giorgio SOREL ha visto in Lui un magnifico Cavaliere del secolo XV., la sua vita di grandi rinuncie, di sofferenze, di sacrifici, interiori ed esterni, la volontà superatrice, l’alta visione di un fine superiore da conseguire tenacemente a costo di tutto, anche della vita, l’amore degli umili, l’anima cavalleresca, l’ardore della lotta, l’operosità instancabile, l’attività e virtù trasformatrice e dominatrice del tempo suo, l’armonizzarsi, infine, di tutte le sue qualità in una intima atmosfera superiore, calma, serena e luminosa, lo accostano più di quanto non si creda al Santo di Assisi.
In generale, fra i santi e gli uomini grandi sono evidenti antitesi e differenze sostanziali. Il Santo è per lo più l’uomo della rinuncia, l’uomo grande è il conquistatore. Ma chi abbia una famigliarità con l’agiografia troverà nei Santi anche dei conquistatori mirabili, se pure la rinuncia mistica non sia, in realtà, una forma di conquista superiore.”
(pag. 43-44) – “Fu dunque Francesco ricostruttore dalla fede pura, della Chiesa romana, e per necessaria conseguenza della società del tempo suo […] ottimamente si addice a Benito Mussolini il titolo di restauratore della Patria. Egli è veramente un ricostruttore. E, si noti bene, lo è perché antepone i problemi spirituali e sociali a quelli di ordine materiale, perché riconduce la Nazione alla sua tradizioni religiose, perché in tutta la sua opera è animato da fede e da amore….”.
(pag. 45) – “Ho sotto gli occhi una fotografia di Mussolini in tenuta di marcia: il suo volto patito, sofferente, ma sereno, ma forte, mi richiama alla memoria una pittura di Francesco D’Assisi di scuola Senese del secolo XIII: identica vivezza nello sguardo, identica nobiltà di atteggiamento, manca solo l’aureola.”
Il giorno della memoria: la Chiesa non è stata affatto in silenzio
Nel 1929 la Santa Sede ha firmato il Concordato con l’Italia di Mussolini che ripeterà con contenuti assai simili, poi nel 1933 con Hitler, vedi altro post di oggi.
Ma cosa successe prima e dopo la firma di quel Concordato del 1929?
Prima del Concordato si santificò così Mussolini. Due soli esempi.
Siamo nel 1927. Esce un volume che raccoglie in una unica edizione due testi andati in stampa anche separatamente, dal titolo:
“Pio XI e Mussolini (3° edizione)
San Francesco e Mussolini (2° edizione)”
L’autore è un sacerdote don Paolo Ardali che nella presentazione dell’editore è indicato come “un dotto sacerdote molto vicino alle sfere vaticane”.
Il volume è pubblicato nella collana: “Mussoliniana – Biblioteca di propaganda fascista diretta da Franco Paladino”.
In “Pio XI e Mussolini” si poteva leggere che:
(pag. 10)-“Due geni soprassiedono tradizionalmente all’imperialismo italico: due espressioni autentiche della sua anima secolare.
Distinti ma paralleli: l’uno eterno, l’altro temporale.
Il genio politico e quello religioso. L’uno investito dal carisma soprannaturale nel momento in cui, per l’ininterrotta successione, Pietro rivive nella sua persona: l’altro impersonato nell’Uomo di Governo che sappia effettivamente realizzare la coscienza della nazione nella sua connaturale aspirazione il ritorno all’antico fastigio.”
(pag. 17-18) – “D’innanzi ad un fatto si grave, qual è l’ostracismo dell’insegnamento religioso della scuola, che racchiude in sé un vero attentato ai sacri diritti della grande maggioranza dei genitori italiani, i quali hanno una fede e una coscienza da lasciare in retaggio ai propri figlioli […] Di fronte a questa realtà apparisce fulgida la magnifica opera del fascismo che, smantellando ogni resistenza ha saputo dare all’Italia la libertà dell’insegnamento – degno istituto di una Nazione veramente civile – l’insegnamento religioso; ed ha ricollocato il crocefisso nelle aule scolastiche.”
Nel capitolo “Tiara e Littorio” si poteva leggere che:
(pag. 25, 26) – “L’aria è pura dalle sconce vignette che gettavano il ridicolo ed il fango sui rappresentanti della fede augustea; è pura dalle boutades retoriche per cui vale la sentenza di Voltaire: chi non può brillare per un pensiero può farsi notare per una parola.
Il rispetto dell’autorità, la disciplina, la gerarchia, l’ordine, l’educazione della gioventù entrano nel compito dello Stato. E nell’aer puro e sereno la nova generazione italica potrà apprendere l’insegnamento della fede che illuminala vita, mentre la bellezza e la forza del sacrificio irradianti dal Crocefisso le guidano dalla scuola alla vita.
Il programma che il grande Duce aveva promesso il 20 settembre del 1922 è in piena fioritura.
Roma apparisce già idealmente trasfigurata e lo sarà anche materialmente.
Migliaia e migliaia di cuori ardenti guardano al colle sacro di Roma e si domandano quando la Tiara augusta conserta al glorioso Littorio sarà il simbolo della romanità e terna di Roma sacra e della grandezza italica di Roma imperiale da cui sorga nella sua inclita ed intera bellezza la rinnovata vita della Nazione.”
mercoledì 24 dicembre 2008
Meschino opportunismo politico: le leggi razziali anti ebraiche del 1938
Saltando ogni considerazione di carattere storico, c'è solo da osservare che i numerosissimi che sono intervenuti nel 2008 “sorpresi ed amareggiati” del “meschino opportunismo politico” di Fini, fossero intervenuti in eguale quantità nel 1938“sorpresi ed amareggiati” del “meschino opportunismo politico” di Mussolini manifestatosi con la promulgazione delle leggi razziali, probabilmente non ci sarebbero state nè le leggi razziali allora, né Fini oggi.
venerdì 10 ottobre 2008
1 – Riforma Gelmini: la scuola elementare
Nella prima parte della riforma che riguarda le elementari, che entrerà a pieno regime dall’anno scolastico 2009-2010 i punti qualificanti annunciati dal Ministro Gelmini sono:
- grembiule per i bambini;
- voto in condotta;
- abolizione dell’insegnante di matematica;
- abolizione dell’insegnante di italiano;
- abolizione dell’insegnate di inglese;
- mantenimento dell’insegnante di religione;
- introduzione di un insegnante unico per tutte le materie esclusa religione cattolica.
Ad una scuola elementare che era riuscita, nonostante le ripetute e continue riforme ad avere fin dai sei anni un insegnate di materie letterarie, uno di materie scientifiche, ed uno di inglese, viene tolto tutto questo.
In una società quale è la nostra in cui il bene primario dovrebbe essere il miglioramento delle possibilità di conoscenza dei bambini e dei giovani si smantella tutto ciò che andava in quella direzione.
Si utilizzano slogan “rivoluzionari” come il “Non si deve difendere l’esistente”, o “Il 97 per cento delle risorse per la scuola è impiegato per gli stipendi degli insegnanti” etc.
L’Italia è stata spesso piena di rivoluzionari che governavano: l’ultimo più famoso è stato Mussolini che ha rivoluzionato così tanto l’Italia da azzerarla con una guerra mondiale.
“Non si deve difendere l’esistente”: con questo accattivante slogan il Ministro Gelmini vuole cambiare l’esistente, questo è indubbio, ma non per andare avanti, ma per tornare indietro.
Quando il Ministro parla di grembiuli è per tornare indietro a quando le nostre nonne e nonni allora bambini andavano a scuola con il grembiule ed il fiocco blu o rosa.
Quando il Ministro parla di voto in condotta è per tornare indietro, quando i bambini erano più ubbidienti, così si dice, proprio perché avevano lo spauracchio del voto in condotta.
Evocare il buon tempo antico significa manipolare la nostalgia del tempo passato, che è comunque “sempre migliore del presente”.
Sollecitare la bontà del buon tempo andato è fare – se ne sia coscienti o no - una vera a propria operazione magica e, contro la magia, non si può nulla.
La storia di quei grembiuli e di quei voti in condotta ci racconta però che l’età felice dell’oro non è mai esistita.
Quando i bambini andavano a scuola con il grembiulino, attorno a quel grembiulino c’era una società contadina dura, gerarchica, nella quale il bambino era una risorsa, una proprietà dei genitori da utilizzare nei lavori agricoli, fin dalla tenera età.
Quando c’era il voto in condotta e la condotta non corrispondeva alle direttive del “conducente”, il bambino veniva tolto dalla classe e messo in un’altra classe che si chiamava “differenziale”, si diventava un alunno di serie B.
E questo lo decideva la buona, serafica, materna Maestra Unica: la continuazione della mamma nella scuola.
Questo era il mondo del Maestro Unico per la stragrande maggioranza dei bambini di quel tempo, il mondo dei grembiulini e del voto in condotta.
venerdì 27 giugno 2008
(2) Censimento rom 2008
Nel settantesimo anniversario del censimento degli italiani di religione ebraica, si vuole procedere al censimento degli italiani che si identificano con il nome di rom.
La storia può risultare irresistibile e potente come la biologia. Ci può programmare l’ideologia, la religione, così come ci programma la biologia.
Ineffabili, dentro le loro camicie bianche e le cravatte Regimental i nipoti di quel censimento del 1938 che ci siamo coltivati in questa nostra Repubblica, ci indicano ora come pericolo per l’Italia, nientemeno che i bambini rom.
Chi è cresciuto leggendo Julios Evola, Mussolini, Preziosi e, nelle feste comandate, Hitler, chi si è nutrito per decenni di tutto ciò, giunto sui 50/60 anni può forse cambiare?
Sì, può mettersi in testa il copricapo ebreo. Certo, può dichiarare “male assoluto” ciò a cui credeva fino a qualche anno fa. Ma tutto questo sarà solo un non fare corrispondere il copricapo con cosa c’è nel capo.
Risulta così che coprirsi la testa con il copricapo ebreo, consente in un primo tempo di diventare per esempio sindaco di Roma o ministro della Repubblica, e in seguito di proporre il censimento dei rom.
Il cerchio si chiude.
Un censimento è tale se si “conta” la totalità della popolazione. Gli italiani nomadi si debbono censire quando si censiscono gli italiani stanziali. In caso contrario non è un censimento ma una indagine su una parte, una schedatura, un deposito di notizie che si può utilizzare alla bisogna, contro quella parte.
lunedì 2 giugno 2008
(2) - La Festa del XX settembre 1870
La comparsa e la sparizione di feste segnano passaggi storici che riassumono in quella comparsa ed in quella sparizione molto di tutto ciò che è avvenuto prima e che verrà poi.
E’ il caso della ricorrenza del XX settembre 1870 che ha proprio nella sua nascita la sua stessa condanna.
Il XX settembre 1870 aveva infatti visto contrapposti da una parte ciò che restava dello Stato Pontificio e dall’altra il Regno d’Italia che entrato nella Roma del papa, aveva trovato la sua capitale definitiva.
Sul primo numero de L’Osservatore Romano era così descritta la situazione italiana:
“L’Italia è ormai divisa in due campi contrari, ognuno de’ quali avendo francamente innalzata la propria bandiera, tutti coloro che parteggiano per uno de’ combattenti, sono di necessità in un’opposizione irriconciliabile rispetto all’altro. Ogni dubbio, ogni illusione tornano impossibili, e conviene saper grado alla Provvidenza d’aver condotte le cose a tal punto, che ogni uomo ragionevole non possa esitare un istante solo sotto quale stendardo egli debba schierarsi.”
E perché non ci fossero dubbi il giornale della Santa Sede riportava le parole di Pio IX:
“Noi ascoltammo iteratamene l’Augusto Capo della Chiesa Cattolica […] Lo abbiamo sentito, nella sua Allocuzione del 18 Marzo passato, ripudiare ogni partecipazione “a quella falsa e indegna civiltà, che calpesta il diritto e la giustizia, che eccita e fomenta la licenza, che cammina al suo fine colla frode e colla violenza, e tenta di distruggere la Chiesa di Cristo”.
E quale consorzio (ha detto il Pontefice) può esistere fra la giustizia e l’iniquità? Quale società fra la luce e le tenebre? Quale accordo fra Cristo e Belial?” (in L’Osservatore Romano, lunedì 1 luglio 1861).
Questo nel 1861, nel 1870 la situazione, se possibile, era ancora peggiorata:
“Gesù, Giuseppe, Maria, oggi voi soli siete la speranza del Cattolico Mondo, e del nostro Gran Gerarca Pio IX”; così iniziava un libretto di preghiera – “Preghiere del Cattolico durante la persecuzione del Gran Pontefice Pio IX, dell’Arciprete Camillo Azzaroni”, Bologna, Tipografia di Carlo Guidetti, 1871 - interessante documento di come era vissuta la fine del potere temporale del papa da parte dei cattolici italiani. Distribuito ai fedeli nel 1871, era la risposta al “gran torto” subito” da Pio IX. Una risposta che univa politica e pastorale, conteneva infatti preghiere per il mattino, la sera, la messa, la confessione e la comunione. Al mattino il fedele pregava così:
“Quando in passato il sole co’ suoi raggi indorava la cima dei monti io, o Gesù o Giuseppe o Maria, dopo un’umile preghiera per la povera mia anima, non altro aveva a dirvi, se non che: conservate e proteggete il Capo della mia Chiesa, il mio predilettissimo Pio Nono.”(pag. 6)
Si proseguiva con una annotazione storica:
“Dal 1859 in avanti Egli [Pio IX n.d.a.] era sempre in mezzo agli affanni e alle persecuzioni, ma era sempre grande e potente, perché poteva liberamente stendere gli atti della sua grandezza e della sua potenza a tutto il Cattolico mondo. Ma dal 20 settembre 1870 a questa parte, tutta la sua grandezza, e tutta la sua potenza, non è più che in Dio.”(pag. 6, 7)
La data del 20 settembre viene ripetuta molte volte in questa preghiera, non tanto evidentemente per ricordarla a Dio, ma perché fosse ricordata dal fedele. Si continuava con Pio IX che:
“Prima del 20 settembre, alzandosi di letto poteva fra le sue pecore, fra i suoi figli, fra i suoi sudditi…Ma dopo il 20 settembre, egli s’alza, e quattro mura gli chiudono il passo.” (pag. 7)
L’Italia nata dal Risorgimento, l’Italia culturalmente liberale e borghese ha nel 20 settembre il suo peccato originale ed in esso la sua condanna senza appello.
Saranno infatti le gambe fasciste di Mussolini assieme alle gambe di Pio XI che condurranno l’Italia fascista e la Chiesa di Roma a concordare di azzerare il passato e di segnare il futuro.
Si leggeva nel Trattato politico:
“Art. 26 - La Santa Sede […] dichiara definitivamente ed irrevocabilmente composta e quindi eliminata la Questione romana e riconosce il Regno d’Italia sotto la dinastia di Casa Savoia con Roma capitale dello Stato italiano”.
E ugualmente nella Convenzione finanziaria si leggeva:
“Art. 2 – La Santa Sede dichiara di accettare quanto sopra a definitiva sistemazione dei suoi rapporti finanziari con l’Italia, in dipendenza degli avvenimenti del 1870”.
(in Chiesa e Stato attraverso i secoli, documenti raccolti e commentati da S.Z. Ehler e J. B. Morrall. Introduzione di G. Soranzo, professore emerito di storia all’Università Cattolica del S. Cuore, Soc. Ed. Vita e Pensiero, Milano, 1958, pag. 437, 438).
Veniva così cancellata la data del XX settembre 1870, una ricorrenza che nell’Italia pre-fascista, si festeggiava regolarmente. Ecco come la Gazzetta dell’Emilia di Bologna il 22 settembre 1902, anno XLIII, n. 262, la raccontava:
“A Massa Lombarda – A commemorare questa solenne ricorrenza la città è imbandierata, ed i Reduci delle Patrie Battaglie sonosi radunati a fraterno banchetto, il quale è riuscito oltre ogni dire concorde ed allegro.[…] Alla frutta pronunciarono patriottici discorsi il Presidente sen. Bonvicini, l’avv. Sangiorgi, il G.re Maccaferri, che furono tutti calorosamente applauditi. Infine fu spedito un telegramma al sindaco di Roma.”
Anche dalla lontana Palermo, nella quale c’erano problemi di separatismo, giungevano notizie della festa:
“Ci telegrafano da Palermo 21:
I festeggiamenti pel XX settembre assunsero in tutta l’isola e specialmente a Palermo il carattere di manifestazione anche come protesta per le idee separatiste attribuite falsamente alla Sicilia più che mai attaccata alla grane patria italiana. Il sindaco pubblicò un patriottico manifesto, la città era imbandierata.
Ieri sera suonavano i concerti nelle piazze e le vie erano illuminate.[…] Un altro banchetto di 400 coperti fu promosso da un largo comitato composto di cittadini di tutti i partiti.[…] Furono applauditi i brindisi inneggianti al Re, all’unità della patria ed a Roma italiana. Fu spedito un telegramma al sindaco di Roma.”
(3) – L’11 febbraio 1858 e 1929, un’unica festa
(3) – L’11 febbraio 1858 e 1929, un’unica festa
Nella data dell’11 Febbraio prima del 1929, la Chiesa ricordava l’apparizione della Vergine Immacolata nella Grotta di Lourdes nell’anno 1858, alla giovane Bernadette Soubirous.
Ma vediamo quali compagni di calendario trovava questa data nel mondo fascista.
Per questo facciamo “la fotografia” dell’Italia del 1932 X anno dell’Era Fascista, come si doveva scrivere allora, ed usiamo come “macchina fotografica” l’Almanacco della Scuola elementare a cura dell’Associazione Fascista della Scuola – 1932- a. X bemporad editori, Firenze.
Dopo la prima pagina stampata che contiene questo saluto di Benito Mussolini:
“Riprendiamo senza indugio il lavoro. Con entusiasmo, con fraternità, con quella assoluta dedizione di sé stessi alla Patria ed al Fascismo per cui il Partito Nazionale Fascista sta trasformandosi nell’ordine della perfetta obbedienza.
Da questa nostra grande fatica sorgeranno le fresche numerose generazioni che prepariamo e cioè: uomini di scarse parole, di freddo coraggio, di tenace laboriosità, di cieca disciplina, del tutto irriconoscibili dagli italiani di ieri.
E’ con questa virtù che l’Italia Fascista si farà largo nel mondo”. MUSSOLINI
Il fanciullo con “cieca disciplina” poteva leggere a pag. 1, questo elenco delle festività da onorare:
Anno 1932
Nell’anno 1932 dalla nascita di Cristo (era cristiana, secondo il computo gregoriano) comincia:
l’anno 7132 dalla Creazione del Mondo (secondo il Martirologio romano);
l’anno 2685 dalla Fondazione di Roma (secondo Marrone, il 21 aprile);
l’anno 6645 del Calendario Giuliano;
l’anno 4838 dal Diluvio Universale;
l’anno X dell’Era Fascista (iniziatosi il 28 ottobre 1931)*
Feste religiose con effetti civili, feste nazionali, solennità civili e consuetudinarie
Fisse
Tutte le domeniche
1 Gennaio – Circoncisione. Capodanno
6 Gennaio – Epifania
8 Gennaio – Genetliaco di Sua Maestà la Regina
9 Gennaio – Morte di Vittorio Emanuele II
11 Febbraio – Conciliazione fra lo Stato e il Vaticano
19 Marzo – S. Giuseppe
23 Marzo – Annuale della Fondazione dei Fasci
21 Aprile – Natale di Roma
24 Maggio – Entrata in guerra
29 Giugno – Santissimi Pietro e Paolo
15 Agosto – Assunzione di Maria Santissima
15 Settembre – Nascita di Sua Altezza Reale il Principe Ereditario
12 Ottobre – Anniversario della scoperta dell’America
28 Ottobre – Anniversario della Marcia su Roma
1 Novembre – Ognissanti
2 Novembre – Commemorazione dei defunti
4 Novembre – La Vittoria
11 Novembre – Genetliaco di Sua Maestà il Re
8 Dicembre – Immacolata Concezione
24 Dicembre – Vigilia di Natale
25 Dicembre – Natività di Nostro Signore Gesù Cristo
31 Dicembre – Ultimo giorno dell’anno
Mobili
4 Febbraio – Giovedì gasso
9 Febbraio – Carnevale
10 febbraio – Le Ceneri
24 Marzo – Giovedì Santo
5 Maggio – Ascensione
26 Maggio – Corpus Domini
*L’indicazione del 1931 è chiaramente un refuso, al posto di quella data bisogna leggere 1922. Nonostante il “freddo coraggio”, e la “tenace laboriosità” si riusciva a sbagliare nientepopodimeno che la data della presa del potere in Italia da parte di Mussolini.
Alla pagina dell’Almanacco del giorno Giovedì 11 Febbraio 1932, sempre il medesimo fanciullo leggeva:
“Apparizione della Vergine Immacolata nella Grotta di Lourdes, nell’anno 1858, alla Beata Bernadette Soubirous. – Santi Rufino e compagni, martiri.
(1929) – Nel Palazzo del Laterano, il Cardinal Gasparri e Benito Mussolini, firmeranno il Trattato di Conciliazione tra Chiesa e Stato. – Costituzione della Città del Vaticano.
L’11 febbraio è dichiarato solennità civile, e sostituisce la festività del 20 settembre, che rimane abrogata.”
Il 13 ottobre 1996 sul quotidiano dei Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana – CEI., “Avvenire” a pag. 19, si poteva leggere questo:
“…La recente ricorrenza del 20 settembre (la presa di Porta Pia e la fine temporale dei Papi) un tempo annuale occasione di aspre polemiche fra clericali e anticlericali e oggi quasi completamente dimenticata…”.
Nessuna notizia sul fatto che il 20 settembre era stato cancellato nel 1929 non dallo scemare delle polemiche fra clericali e anticlericali e dall’oblio, ma dai Patti Lateranensi dell’11 Febbraio, giorno anche dell’apparizione a Lourdes della Vergine Immacolata.
Il 20 settembre 1870 era stato cancellato da Mussolini, Pio XI e dalla Madonna: non c’era partita.
giovedì 22 maggio 2008
(6) - Maggio 2008 – Benedetto XVI visita la Liguria.
(6) - Maggio 2008 – Benedetto XVI visita la Liguria.
Di tutti questi anni di collaborazione tra Pio VII e Napoleone nelle parole di Benedetto XVI sono rimasti i “messaggi, nascosti anche nei cestini della verdura”, che non hanno lasciato traccia nella storia, essendo appunto “messaggi, nascosti anche nei cestini della verdura”.
Ben altra traccia ha lasciato il comportamento di Pio VII rispetto all’uso dei concordati con i potenti di turno: si pensi ai concordati tra Pio XI e Mussolini nel 1929, e tra Pio XI e Hitler nel 1933. Ma non mancherà l’occasione di tornarci sopra.