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giovedì 12 settembre 2013

IL MONDO E IL NOSTRO BALLATOIO



Oggi sono andato a sfogliare sul web alcuni giornali esteri:
El Pais, El Mundo, Le Figaro, Le Monde, Liberation, N.Y.Times, The Times e il The Guardian.
Nessuna notizia che riguardi l’Italia. Noi non esistiamo. L’Italia non esiste. Tutti i drammi, i baratri, gli orli del precipizio che ci propinano tutti i giorni le nostre classi dirigenti di ogni settore, nel mondo al di fuori dell’Italia, semplicemente non interessano nessuno.
Il mondo è talmente preoccupato di noi che l’unica notizia che riguarda un italiano si trova solo sui due giornali spagnoli El Pais e El Mundo ed è la morte del cantante Jimmy Fontana.
Noi invece sul nostro ballatoio vediamo continuamente proiettate sui muri quelle che sono ormai ombre: Napolitano classe 1925 che oggi elegge alla Corte Costituzionale Amato classe 1938;
Berlusconi classe 1936 che prende in ostaggio un Paese intero per non scontare la pena a cui è stato definitivamente condannato.
Ombre che ci fanno ombra.



P.S. - Per percepire la scansione storica che ci divide da quelle tre date, ricordiamo alcuni avvenimenti di quegli anni:
-nel 1925 Mussolini era andato al potere da soli tre anni;
Hitler non era ancora  al potere ci sarebbe andato otto anni dopo;
XIV congresso del PCUS, Stalin destituisce Trotzkij.  
-nel 1936 inizia la guerra civile in Spagna;
alle Olimpiadi di Berlino l'americano di colore Jessi Owens vince quattro medaglie nella corsa e nel santo in lungo;
in URSS iniziano le purghe staliniane.
-nel 1938 in Italia le leggi razziste contro gli ebrei;
il fascismo stabilisce che bisogna usare il Voi e non il Lei;
la Kodak e l'Agfa mettono in commercio le prime pellicole fotografiche a colori.









mercoledì 29 maggio 2013

TANTO MEGLIO, TANTO PEGGIO: E’ TUTTA COLPA DEGLI ITALIANI



“24 dicembre 1940 – Nevica. Il Duce guarda fuori di finestra ed è contento che nevichi:
«Questa neve e questo freddo vanno benissimo – dice – così muoiono le mezze cartucce e si migliora questa mediocre razza italiana. Una delle principali ragioni per cui ho voluto il rimboschimento dell’Appennino è stata per rendere più fredda l’Italia».”
(Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, Ed. Rizzoli, Milano, 1990, pag. 491)

“28 maggio 2013 – “L'Autunno Freddo è vicino e forse, per allora, l'Italia A capirà che votando chi li rassicura, ma in realtà ha distrutto il Paese, si sta condannando a una via senza ritorno.”
(Il blog di Beppe Grillo, il primo magazine solo on line)

(Veramente è l’Estate Calda che è vicina e non l’Autunno Freddo, ma per "il primo magazine solo on line" la realtà è evidentemente virtuale).

venerdì 22 marzo 2013

FRANCESCO IL PIU' ITALIANO DEI SANTI. IL 4 OTTOBRE 1926 LA FESTA DI SAN FRANCESCO D''ASSISI, DIVENTA FESTA DELL'ITALIA FASCISTA. SAN FRANCESCO VERRA' POI CELEBRATO DOPO I FASCISTI, VIA VIA DAI DEMOCRISTIANI, DAI COMUNISTI, DAI TECNICI E DA BUONI ULTIMI DAL MOVIMENTO5STELLE. TUTTI SI SONO SERVITI DI FRANCESCO D'ASSISI



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La figura di Francesco è stata largamente utilizzata in Italia. Per restare al solo XX secolo, quasi tutti quelli che si sono succeduti al governo del nostro Paese, si sono impadroniti di Francesco d’Assisi. Si sono paragonati a Francesco d’Assisi, incredibilmente anche personaggi come Mussolini. Per esempio la credibilità di un Concordato con un interlocutore come Mussolini, era stata resa possibile per la Chiesa, anche con il concorso di sacerdoti come Paolo Ardali che in occasione dei settecento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi aveva pubblicato il volume “San Francesco e Mussolini” nel quale trovava delle assonanze tra i due. Descriveva un Mussolini animalista che:
“Fanciullo ancora aveva un singolare amore agli uccelli. Ne fa testimonianza egli stesso in un suo Diario intimo […] E quando partì dal suo paese per andare in Collegio, il suo grande dispiacere, che profondamente lo addolorava, fu di abbandonare un lucarino che teneva in gabbia sotto la sua finestra. Chi non ripensa leggendo questa pagina autobiografica al mirabile capitolo XV dei Fioretti – La predica agli uccelli – rivivendo la bellezza di quella scena, in cui sembra che il cielo sia veramente l’orizzonte di un paradiso divino? E pensando alle visite di Mussolini alla sua leonessa Italia, buona e mansueta con lui, mi torna alla mente……”.
Ed ancora: “Mussolini ama anche la musica ed è noto che sa suonare il violino.  Gli è affezionato. Mi raccontano che una volta un suo amico ebbe la malaugurata idea dio picchiare alla sua porta mentre era intento ad ascoltare se stesso. […] Anche S. Francesco era amantissimo della musica…”. (Sacerdote Paolo Ardali, San Francesco e Mussolini, Mantova, Ed. Paladino, collana Mussoliniana, Biblioteca di propaganda fascista, 1926, pag. 49-52).
 Credibilità che era stata possibile anche con il concorso di intellettuali fascisti che, per esempio,  tenevano conferenze dal titolo “L’idea francescana nella vita bolognese di ieri, nella fede fascista di oggi”, con questi contenuti:
“Che il Podestà di Assisi compia la celebrazione di San Francesco qui, nella vostra Bologna, che come nessun altro paese, forse, così intensamente partecipò al sorgere e all’affermarsi dell’idea del Poverello di Cristo, è atto di grande cortesia per il quale vi esprimo tutta la nostra riconoscenza.
Che poi lo spirito del più italiano dei Santi venga rievocato in questa magnifica Casa del Fascio, che tutti  ormai in Italia siamo abituati a  considerare come il tempio per eccellenza, il sacrario in cui arde la fiamma viva e perenne dell’idea nuova, è un altro fatto, improntato a comprensione degli eventi storici,  che riafferma la grande affinità spirituale tra questi che solo apparentemente possono sembrare dei termini antitetici, tra Francescanesimo e Fascismo. […] Nelle opere di restauro dei vecchi monumenti francescani e nelle nuove costruzioni con cui, aiutati e sorretti dal Governo nazionale, volemmo trasmettere ai nostri nipoti il ricordo della nostra devozione, noi abbiamo scolpito il segno della nostra fede, il Fascio con le verghe e la scure dei severi littori accanto a quell’altro simbolo, il simbolo francescano, la mano trafitta del Santo accanto alla mano trafitta di Cristo […] il Governo fascista, primo fra tutti i Governi che si succedettero nella vita della Nazione, ha reso così alto omaggio a Francesco di Assisi. […] Il Fascismo accoglie così in sé la luce più alta del Francescanesimo.[…]
Per queste ragioni che fanno di Francesco di Assisi il simbolo dell’Italia nuova, noi proponemmo, alla vigilia del centenario, in un memorabile colloquio col Duce nostro, con Benito Mussolini, che il giorno sacro alla morte di San Francesco fosse dichiarato – e lo fu per volere del Presidente che volle lui stesso fare la relazione al consiglio dei ministri – festa nazionale.[…]
Ma nell’ultimo giorno del centenario, il 4 ottobre di quest’anno, al chiudersi della grande celebrazione, nella casa di preghiera più bella che  vanti la terra, di fronte alla pietra rude in cui le ossa del Santo bruciano dell’antico ardore, noi accenderemo la lampada che tutti i fascisti italiani hanno voluto donare a quella tomba, affinché vi arda perennemente, nei secoli.
Quella lampada ricorderà la fede e l’anima che i fascisti hanno dato alla rievocazione del grande Santo; e ricorderà anche la fiamma ideale che arde e arderà nei secoli, contro ogni ombra di scetticismo e ogni debolezza, nel cuore dei nuovi cavalieri d’Italia.” (Arnaldo  Fortini, L’idea francescana nella vita bolognese di ieri, nella fede fascista di oggi,  9 luglio 1927, Questioni storiche e attuali,  Università Fascista, Bologna vol. II).
Dunque un Duce suscitato. Come ricorda perenne l’Ecclesiastico: “In mano del Signore è il governo della terra, ed a tempo opportuno suscita l’uomo adatto”(Ecclesiastico 10, 4).
Dunque la festa nazionale del 4  ottobre è stata voluta da Mussolini: cerimonia voluta dal fascismo che è celebrata ancora oggi.
Le lampade votive “fiamme ideali” che venivano accese dai fascisti, vengono oggi accese dai sindaci d’Italia a turno. Davanti a quella lampada inaugurata dai fascisti il 4 ottobre 1926, in primis dai fascisti di Bologna, un 4 ottobre, questa volta del  1984, sarà il turno del comunista Renzo Imbeni, professore universitario e  sindaco di Bologna.
Il giorno seguente, 5 ottobre 1984,  “l’Unità” Organo del Partito Comunista Italiano, pubblicava una foto dell’avvenimento con questa didascalia: “Nella foto: Imbeni mentre accende la lampada sull’altare dove siede Monsignor Biffi.”
La lettera ai Romani di San Paolo, ha consentito alla Chiesa di fare passare davanti a quell’altare tutti: fascisti, cristiani, comunisti, fino ad arrivare al terzo millennio all’inizio del quale, nella così chiamata “seconda repubblica”, è stata significativa la celebrazione della ricorrenza del 4 ottobre 2008.
In quella occasione all’appuntamento alla basilica di Assisi si sono trovati tra frati, vescovi, autorità di ogni ordine e grado, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, il  governatore della Regione Veneto Giancarlo Galan, ed in rappresentanza del Governo Berlusconi, il Ministro del Lavoro della Salute e  delle Politiche sociali Maurizio Sacconi che concluse il suo intervento con queste considerazioni:
“Non dobbiamo temere le tenebre, ma dobbiamo illuminare la vita delle nostre famiglie e delle nostre comunità con gesti concreti di attenzione solidale.
In un tessuto sociale diviso e lacerato, la proposta di Francesco cominciò dal radicale rinnovamento di se stesso e si sviluppò in un messaggio positivo ed altamente significativo, quello di costruire attraverso la carità e la solidarietà una struttura sociale la quale ha letteralmente dato un volto ed un’anima al nostro Paese, per questo la storia e noi lo chiamiamo l’uomo nuovo, o come felicemente qualcuno sottolineò il più italiano dei santi.” (dalla registrazione della cerimonia effettuata da chi scrive su DVD in data 4.10.2008 da RAIUNO).
Quel “qualcuno” che qualificò Francesco come il più italiano dei santi, come abbiamo visto era stato nel 1927 il fascista Arnaldo  Fortini che alla Casa del Fascio di Bologna, aveva dissertato sul tema: L’idea francescana nella vita bolognese di ieri, nella fede fascista di oggi.
Era stata poi la volta del governo dei tecnici, con il Capo del Governo nominato Senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, pochi giorni prima di ricevere l’incarico a governare. Quindi un Capo del Governo che è sì in Parlamento, ma vi era entrato nominato e non eletto.
Un Governo in cui anche i ministri non erano stati eletti da nessuno e non sedevano in Parlamento.
Un Governo tecnico extraparlamentare in una Repubblica democratico/parlamentare è una circostanza piuttosto singolare.
Dunque un Capo del Governo suscitato. Come ricorda perenne l’Ecclesiastico: “In mano del Signore è il governo della terra, ed a tempo opportuno suscita l’uomo adatto”(Ecclesiastico 10, 4).
Ed è anche a questo nuovo ed inedito tipo di governo che viene affiancata ancora una volta la figura di San Francesco.
Ne crea l’occasione una indagine realizzata per il sito www.sanfrancescopatronoditalia.it dalla Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi che pubblica una fotografia del Capo del Governo tecnico affiancata all’immagine di San Francesco d’Assisi. Vi era poi riportato l’esito dell’indagine che dava conto di quali erano i santi a cui si affidavano i ministri del Governo dei tecnici.
L’esito di quella indagine è poi stato ripreso anche dal quotidiano dei Vescovi italiani Avvenire, che il 3 aprile 2012 all’interno dell’articolo - I "protettori" del governo Monti: 4 ministri devoti a S. Francesco – scriveva:
“A quale santo si affidano nei momenti più significativi ed importanti della vita i ministri del Governo Italiano? Questa la domanda posta ai rappresentati del Governo in una indagine realizzata per il sito www.sanfrancescopatronoditalia.it dalla sala stampa del Sacro Convento di Assisi.
Sono emerse alcune risposte interessanti come quella del presidente del Consiglio, Mario Monti, che si affida a san Francesco perché: “ha scritto il Cantico delle Creature, che è un poetico inno alla vita”, così come il ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, ricordando “lo spirito di Assisi” non poteva non affidarsi al patrono della nazione. Risposta “scontata” del ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Francesco Profumo, che si affida al santo di cui porta il nome. Al santo d’Assisi si rivolgono anche il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Mario Catania e il ministro dell'Ambiente Corrado Clini. Sono quindi 5 i membri dell’attuale Governo che scelgono san Francesco, segno che il suo messaggio è più che mai attuale e di grande spessore spirituale ed esistenziale.” (“Avvenire” 3 aprile 2012, come da sito http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/i-santi-protettori-del-governo.aspx, ore 18,00).
Ed infine da buoni ultimi è la volta di Grillo e Casaleggio che ci informano il 16 marzo 2013 che:
“Il M5S è nato, per scelta, il giorno di San Francesco, il 4 ottobre 2009. Era il santo adatto per un MoVimento senza contributi pubblici, senza sedi, senza tesorieri, senza dirigenti.
Un santo ambientalista e animalista. La politica senza soldi è sublime, così come potrebbe diventare una Chiesa senza soldi, un ritorno al cristianesimo delle origini. I ragazzi del M5S a Woodstock a Cesena nel 2010, si auto definirono i “pazzi della democrazia”, così come i francescani erano detti i “pazzi di Dio”. Ci sono molte affinità tra il francescanesimo e il M5S. […] Nel libro “Il Grillo canta sempre al tramonto” scritto lo scorso dicembre con Fo e Casaleggio quest’ultimo diceva “Non deve essere un caso che non esista un papa che si sia fatto chiamare Francesco. Noi abbiamo scelto appositamente la data di San Francesco per la creazione del MoVimento. Politica senza soldi. Rispetto degli animali e dell’ambiente. Siamo i pazzi della democrazia, forse molti non ci capiscono proprio per questo e continuano a chiedersi che c’è dietro”. “
Per capire la qualità della democrazia tra “i pazzi della democrazia” del M5S, basta constatare che Beppe Grillo che non si è mai sottoposto a nessuna votazione di nessun genere, ieri  è andato alle consultazioni dal Presidente della Repubblica. La ragione di questo è da ricercare nell’atto di costituzione dell’associazione M5S:
“Spettano quindi ai Signor Giuseppe Grillo titolarità, gestione e tutela del contrassegno; titolarità e gestione della pagina del blog www beppegrillo.it/mov imento5stelle”.
 E il presidente dell’associazione M5S chi è?:
“Per i primi tre anni vengono chiamati a comporre il Consiglio Direttivo i comparenti signori:
Giuseppe Grillo, Presidente;
Enrico Grillo, Vice presidente; ed   Enrico Maria Nadasi, Segretario, che accettano la carica.”
“Vengono chiamati” da chi?
Un Presidente di associazione suscitato. Come ricorda perenne l’Ecclesiastico: “In mano del Signore è il governo della terra, ed a tempo opportuno suscita l’uomo adatto”(Ecclesiastico 10, 4).
Si è così chiuso i cerchio.
Si era partiti con
“Il Fascismo accoglie così in sé la luce più alta del Francescanesimo”
per arrivare a
“Ci sono molte affinità tra il francescanesimo e il M5S.”
Non c’è vergogna nell’utilizzare per fini di mera speculazione politica, il nome di Francesco d’Assisi, la sua vita, la pietas dei milioni di persone che nei secoli hanno trovato ed hanno riposto in lui. 
Speriamo che tutto questo finisca presto e che gli ultimi epigoni che trovano tanta ispirazione nel francescanesimo applichino alla propria vita la vita di Francesco senza glossa.
No, non si chiede a Grillo e Casaleggio fulminati sulla via di Assisi di denudarsi come ha fatto Francesco e di vivere ultimi tra gli ultimi, con Fo al posto di frate Leone.
No, non si chiede tanto. Si chiede solo che Grillo e Casaleggio vivano con i 2500 euro che hanno fissato come mensile ai loro parlamentari.
Si chiede solo che Grillo come pretende dagli altri uomini politici, ci informi della sua situazione patrimoniale e reddituale. Che applichi a sé il politometro che pretende dagli altri.
Se non farà tutto questo saremo di fronte ad una farsa, la tragedia l’abbiamo già vissuta con il fascismo.


martedì 27 gennaio 2009

Il giorno della memoria: acclamazioni al Duce Benito Mussolini

Nel 1929, l’anno del Concordato, tra le Acclamazioni contenute nell’Inno sacro Christus Vincit si aggiungerà quella dedicata “Al Duce Benito Mussolini, gloria del Popolo italiano, Pace, vita e salvezza perpetua”.
Questa acclamazione venne pubblicata nel 1929 a cura del Ministero della Pubblica Istruzione-Direzsione Generale della Istruzione elementare, nel Canzoniere Nazionale, nella cui prima pagina si poteva leggere:
“Tra le opere più importanti pensate e volute dal Regime Fascista, si deve annoverare questo “CANZONIERE NAZIONALE”, dedicato alla Scuola elementare italiana.
Questo libricino – che in modo sobrio ma con scrupoloso intendimento d’arte, traduce in atto quell’educazione musicale tanto raccomandata dai nuovi programmi – ha il nobile compito di unire, per mezzo del Canto corale, la fanciullezza italiana, anzi, tutto il popolo italiano, in un solo palpito, in una sola voce che rievochi e celebri la Religione, la Patria, il Fascismo.
Nella prima parte del canzoniere, i canti corali sono raggruppati a seconda dei vari momenti dell’anno liturgico.
Troviamo qui, nei Canti gregoriani, nei Corali antichi, nelle Laudi spirituali, e nei nomi di Pier Luigi da Palestrina, di Giacomo Carissimi e di Benedetto Marcello, brevi saggi, ma cospicui e nobilissimi, della nostra Arte musicale, che, ispirata dal pensiero e dalla fede Cristiana, ha illuminato e guidato attraverso i secoli tutta l’umanità.
Nella seconda parte (Canti patriottici) – mentre prosegue lo svolgimento storico della musica italiana coi nomi immortali dei nostri Maestri: Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi e Puccini – troviamo pure compresi quei canti consacrati dalla tradizione, che possono dirsi l’espressione più genuina e più appassionata dell’anima popolare. Sono questi canti che hanno accompagnato le vicende popolari. Sono questi canti che hanno accompagnato le vicende eroiche della nazione, dai primi albori del Risorgimento fino ai fastigi dell’attuale Rinnovamento fascista. A.S.”
( Ministero della Pubblica Istruzione, Canzoniere Nazionale, canti corali religiosi e patriottici, Roma, Provveditorato Generale dello Stato, 1929, Anno VII, pag. 9).
La cosa era ancora più devastante perché dedicata ai bambini delle elementari. Chi poteva più dubitare della bontà, onnipotenza, sapienza, etc.. del “Duce Benito Mussolini, Itàlicae Gentis gloriae, Pax, vita et salus perpètua.”
Ma ecco il testo di Christus Vincit che si riporta solo in italiano poiché vi era anche la versione in latino:

Cristo vince, Cristo regna,
Cristo impera.


Acclamazioni

A Pio sommo Pontefice e
Padre universale,
Pace, vita e salvezza perpetua.

A nostro Re Vittorio felice-
mente regnante,
Pace, vita e salvezza perpetua.

Al Duce Benito Mussolini,
gloria del Popolo italiano,
Pace, vita e salvezza perpetua.


Per finire

Tempi buoni vengano! La
pace di Cristo venga!
Il regno di Cristo venga!

Cristo vince, Cristo regna,
Cristo impera.


(in opera citata a pag. 67)

Il giorno della memoria: San Francesco e Mussolini.

Con un incredibile parallelismo don Paolo Ardali avvicinava la vita di San Francesco a quella di Mussolini. Questa la prima pagina del volume:
“Analogie
Questo opuscolo è il frutto di osservazioni e meditazioni, suggeritemi in una conversazione non inutile, con Franco Paladino, nella quale si parlò, fra l’altro del Messaggio Francescano, e dello spirito francescano del grande Uomo. Ed, oh, quanto spirito francescano c’è nella vita di BENITO MUSSOLINI! Se Giorgio SOREL ha visto in Lui un magnifico Cavaliere del secolo XV., la sua vita di grandi rinuncie, di sofferenze, di sacrifici, interiori ed esterni, la volontà superatrice, l’alta visione di un fine superiore da conseguire tenacemente a costo di tutto, anche della vita, l’amore degli umili, l’anima cavalleresca, l’ardore della lotta, l’operosità instancabile, l’attività e virtù trasformatrice e dominatrice del tempo suo, l’armonizzarsi, infine, di tutte le sue qualità in una intima atmosfera superiore, calma, serena e luminosa, lo accostano più di quanto non si creda al Santo di Assisi.
In generale, fra i santi e gli uomini grandi sono evidenti antitesi e differenze sostanziali. Il Santo è per lo più l’uomo della rinuncia, l’uomo grande è il conquistatore. Ma chi abbia una famigliarità con l’agiografia troverà nei Santi anche dei conquistatori mirabili, se pure la rinuncia mistica non sia, in realtà, una forma di conquista superiore
.”
(pag. 43-44) – “Fu dunque Francesco ricostruttore dalla fede pura, della Chiesa romana, e per necessaria conseguenza della società del tempo suo […] ottimamente si addice a Benito Mussolini il titolo di restauratore della Patria. Egli è veramente un ricostruttore. E, si noti bene, lo è perché antepone i problemi spirituali e sociali a quelli di ordine materiale, perché riconduce la Nazione alla sua tradizioni religiose, perché in tutta la sua opera è animato da fede e da amore….”.
(pag. 45) – “Ho sotto gli occhi una fotografia di Mussolini in tenuta di marcia: il suo volto patito, sofferente, ma sereno, ma forte, mi richiama alla memoria una pittura di Francesco D’Assisi di scuola Senese del secolo XIII: identica vivezza nello sguardo, identica nobiltà di atteggiamento, manca solo l’aureola.”

Il giorno della memoria: la Chiesa non è stata affatto in silenzio

Nel 1929 la Santa Sede ha firmato il Concordato con l’Italia di Mussolini che ripeterà con contenuti assai simili, poi nel 1933 con Hitler, vedi altro post di oggi.
Ma cosa successe prima e dopo la firma di quel Concordato del 1929?
Prima del Concordato si santificò così Mussolini. Due soli esempi.
Siamo nel 1927. Esce un volume che raccoglie in una unica edizione due testi andati in stampa anche separatamente, dal titolo:
“Pio XI e Mussolini (3° edizione)
San Francesco e Mussolini (2° edizione)”
L’autore è un sacerdote don Paolo Ardali che nella presentazione dell’editore è indicato come “un dotto sacerdote molto vicino alle sfere vaticane”.
Il volume è pubblicato nella collana: “Mussoliniana – Biblioteca di propaganda fascista diretta da Franco Paladino”.
In “Pio XI e Mussolini” si poteva leggere che:
(pag. 10)-“Due geni soprassiedono tradizionalmente all’imperialismo italico: due espressioni autentiche della sua anima secolare.
Distinti ma paralleli: l’uno eterno, l’altro temporale.
Il genio politico e quello religioso. L’uno investito dal carisma soprannaturale nel momento in cui, per l’ininterrotta successione, Pietro rivive nella sua persona: l’altro impersonato nell’Uomo di Governo che sappia effettivamente realizzare la coscienza della nazione nella sua connaturale aspirazione il ritorno all’antico fastigio
.”
(pag. 17-18) – “D’innanzi ad un fatto si grave, qual è l’ostracismo dell’insegnamento religioso della scuola, che racchiude in sé un vero attentato ai sacri diritti della grande maggioranza dei genitori italiani, i quali hanno una fede e una coscienza da lasciare in retaggio ai propri figlioli […] Di fronte a questa realtà apparisce fulgida la magnifica opera del fascismo che, smantellando ogni resistenza ha saputo dare all’Italia la libertà dell’insegnamento – degno istituto di una Nazione veramente civile – l’insegnamento religioso; ed ha ricollocato il crocefisso nelle aule scolastiche.”
Nel capitolo “Tiara e Littorio” si poteva leggere che:
(pag. 25, 26) – “L’aria è pura dalle sconce vignette che gettavano il ridicolo ed il fango sui rappresentanti della fede augustea; è pura dalle boutades retoriche per cui vale la sentenza di Voltaire: chi non può brillare per un pensiero può farsi notare per una parola.
Il rispetto dell’autorità, la disciplina, la gerarchia, l’ordine, l’educazione della gioventù entrano nel compito dello Stato. E nell’aer puro e sereno la nova generazione italica potrà apprendere l’insegnamento della fede che illuminala vita, mentre la bellezza e la forza del sacrificio irradianti dal Crocefisso le guidano dalla scuola alla vita.
Il programma che il grande Duce aveva promesso il 20 settembre del 1922 è in piena fioritura.
Roma apparisce già idealmente trasfigurata e lo sarà anche materialmente.
Migliaia e migliaia di cuori ardenti guardano al colle sacro di Roma e si domandano quando la Tiara augusta conserta al glorioso Littorio sarà il simbolo della romanità e terna di Roma sacra e della grandezza italica di Roma imperiale da cui sorga nella sua inclita ed intera bellezza la rinnovata vita della Nazione
.”

mercoledì 24 dicembre 2008

Meschino opportunismo politico: le leggi razziali anti ebraiche del 1938

Saltando ogni considerazione di carattere storico, c'è solo da osservare che i numerosissimi che sono intervenuti nel 2008 “sorpresi ed amareggiati” del “meschino opportunismo politico” di Fini, fossero intervenuti in eguale quantità nel 1938“sorpresi ed amareggiati” del “meschino opportunismo politico” di Mussolini manifestatosi con la promulgazione delle leggi razziali, probabilmente non ci sarebbero state nè le leggi razziali allora, né Fini oggi.

venerdì 10 ottobre 2008

1 – Riforma Gelmini: la scuola elementare

Nella prima parte della riforma che riguarda le elementari, che entrerà a pieno regime dall’anno scolastico 2009-2010 i punti qualificanti annunciati dal Ministro Gelmini sono:
- grembiule per i bambini;
- voto in condotta;
- abolizione dell’insegnante di matematica;
- abolizione dell’insegnante di italiano;
- abolizione dell’insegnate di inglese;
- mantenimento dell’insegnante di religione;
- introduzione di un insegnante unico per tutte le materie esclusa religione cattolica.
Ad una scuola elementare che era riuscita, nonostante le ripetute e continue riforme ad avere fin dai sei anni un insegnate di materie letterarie, uno di materie scientifiche, ed uno di inglese, viene tolto tutto questo.
In una società quale è la nostra in cui il bene primario dovrebbe essere il miglioramento delle possibilità di conoscenza dei bambini e dei giovani si smantella tutto ciò che andava in quella direzione.
Si utilizzano slogan “rivoluzionari” come il “Non si deve difendere l’esistente”, o “Il 97 per cento delle risorse per la scuola è impiegato per gli stipendi degli insegnanti” etc.
L’Italia è stata spesso piena di rivoluzionari che governavano: l’ultimo più famoso è stato Mussolini che ha rivoluzionato così tanto l’Italia da azzerarla con una guerra mondiale.
“Non si deve difendere l’esistente”: con questo accattivante slogan il Ministro Gelmini vuole cambiare l’esistente, questo è indubbio, ma non per andare avanti, ma per tornare indietro.
Quando il Ministro parla di grembiuli è per tornare indietro a quando le nostre nonne e nonni allora bambini andavano a scuola con il grembiule ed il fiocco blu o rosa.
Quando il Ministro parla di voto in condotta è per tornare indietro, quando i bambini erano più ubbidienti, così si dice, proprio perché avevano lo spauracchio del voto in condotta.
Evocare il buon tempo antico significa manipolare la nostalgia del tempo passato, che è comunque “sempre migliore del presente”.
Sollecitare la bontà del buon tempo andato è fare – se ne sia coscienti o no - una vera a propria operazione magica e, contro la magia, non si può nulla.
La storia di quei grembiuli e di quei voti in condotta ci racconta però che l’età felice dell’oro non è mai esistita.
Quando i bambini andavano a scuola con il grembiulino, attorno a quel grembiulino c’era una società contadina dura, gerarchica, nella quale il bambino era una risorsa, una proprietà dei genitori da utilizzare nei lavori agricoli, fin dalla tenera età.
Quando c’era il voto in condotta e la condotta non corrispondeva alle direttive del “conducente”, il bambino veniva tolto dalla classe e messo in un’altra classe che si chiamava “differenziale”, si diventava un alunno di serie B.
E questo lo decideva la buona, serafica, materna Maestra Unica: la continuazione della mamma nella scuola.
Questo era il mondo del Maestro Unico per la stragrande maggioranza dei bambini di quel tempo, il mondo dei grembiulini e del voto in condotta.

venerdì 27 giugno 2008

(2) Censimento rom 2008

Nel settantesimo anniversario del censimento degli italiani di religione ebraica, si vuole procedere al censimento degli italiani che si identificano con il nome di rom.
La storia può risultare irresistibile e potente come la biologia. Ci può programmare l’ideologia, la religione, così come ci programma la biologia.
Ineffabili, dentro le loro camicie bianche e le cravatte Regimental i nipoti di quel censimento del 1938 che ci siamo coltivati in questa nostra Repubblica, ci indicano ora come pericolo per l’Italia, nientemeno che i bambini rom.
Chi è cresciuto leggendo Julios Evola, Mussolini, Preziosi e, nelle feste comandate, Hitler, chi si è nutrito per decenni di tutto ciò, giunto sui 50/60 anni può forse cambiare?
Sì, può mettersi in testa il copricapo ebreo. Certo, può dichiarare “male assoluto” ciò a cui credeva fino a qualche anno fa. Ma tutto questo sarà solo un non fare corrispondere il copricapo con cosa c’è nel capo.
Risulta così che coprirsi la testa con il copricapo ebreo, consente in un primo tempo di diventare per esempio sindaco di Roma o ministro della Repubblica, e in seguito di proporre il censimento dei rom.
Il cerchio si chiude.
Un censimento è tale se si “conta” la totalità della popolazione. Gli italiani nomadi si debbono censire quando si censiscono gli italiani stanziali. In caso contrario non è un censimento ma una indagine su una parte, una schedatura, un deposito di notizie che si può utilizzare alla bisogna, contro quella parte.

lunedì 2 giugno 2008

(2) - La Festa del XX settembre 1870

La comparsa e la sparizione di feste segnano passaggi storici che riassumono in quella comparsa ed in quella sparizione molto di tutto ciò che è avvenuto prima e che verrà poi.
E’ il caso della ricorrenza del XX settembre 1870 che ha proprio nella sua nascita la sua stessa condanna.
Il XX settembre 1870 aveva infatti visto contrapposti da una parte ciò che restava dello Stato Pontificio e dall’altra il Regno d’Italia che entrato nella Roma del papa, aveva trovato la sua capitale definitiva.
Sul primo numero de L’Osservatore Romano era così descritta la situazione italiana:
“L’Italia è ormai divisa in due campi contrari, ognuno de’ quali avendo francamente innalzata la propria bandiera, tutti coloro che parteggiano per uno de’ combattenti, sono di necessità in un’opposizione irriconciliabile rispetto all’altro. Ogni dubbio, ogni illusione tornano impossibili, e conviene saper grado alla Provvidenza d’aver condotte le cose a tal punto, che ogni uomo ragionevole non possa esitare un istante solo sotto quale stendardo egli debba schierarsi.”
E perché non ci fossero dubbi il giornale della Santa Sede riportava le parole di Pio IX:
“Noi ascoltammo iteratamene l’Augusto Capo della Chiesa Cattolica […] Lo abbiamo sentito, nella sua Allocuzione del 18 Marzo passato, ripudiare ogni partecipazione “a quella falsa e indegna civiltà, che calpesta il diritto e la giustizia, che eccita e fomenta la licenza, che cammina al suo fine colla frode e colla violenza, e tenta di distruggere la Chiesa di Cristo”.
E quale consorzio (ha detto il Pontefice) può esistere fra la giustizia e l’iniquità? Quale società fra la luce e le tenebre? Quale accordo fra Cristo e Belial?” (in L’Osservatore Romano, lunedì 1 luglio 1861).
Questo nel 1861, nel 1870 la situazione, se possibile, era ancora peggiorata:
“Gesù, Giuseppe, Maria, oggi voi soli siete la speranza del Cattolico Mondo, e del nostro Gran Gerarca Pio IX”; così iniziava un libretto di preghiera – “Preghiere del Cattolico durante la persecuzione del Gran Pontefice Pio IX, dell’Arciprete Camillo Azzaroni”, Bologna, Tipografia di Carlo Guidetti, 1871 - interessante documento di come era vissuta la fine del potere temporale del papa da parte dei cattolici italiani. Distribuito ai fedeli nel 1871, era la risposta al “gran torto” subito” da Pio IX. Una risposta che univa politica e pastorale, conteneva infatti preghiere per il mattino, la sera, la messa, la confessione e la comunione. Al mattino il fedele pregava così:
“Quando in passato il sole co’ suoi raggi indorava la cima dei monti io, o Gesù o Giuseppe o Maria, dopo un’umile preghiera per la povera mia anima, non altro aveva a dirvi, se non che: conservate e proteggete il Capo della mia Chiesa, il mio predilettissimo Pio Nono.”(pag. 6)
Si proseguiva con una annotazione storica:
“Dal 1859 in avanti Egli [Pio IX n.d.a.] era sempre in mezzo agli affanni e alle persecuzioni, ma era sempre grande e potente, perché poteva liberamente stendere gli atti della sua grandezza e della sua potenza a tutto il Cattolico mondo. Ma dal 20 settembre 1870 a questa parte, tutta la sua grandezza, e tutta la sua potenza, non è più che in Dio.”(pag. 6, 7)
La data del 20 settembre viene ripetuta molte volte in questa preghiera, non tanto evidentemente per ricordarla a Dio, ma perché fosse ricordata dal fedele. Si continuava con Pio IX che:
“Prima del 20 settembre, alzandosi di letto poteva fra le sue pecore, fra i suoi figli, fra i suoi sudditi…Ma dopo il 20 settembre, egli s’alza, e quattro mura gli chiudono il passo.” (pag. 7)
L’Italia nata dal Risorgimento, l’Italia culturalmente liberale e borghese ha nel 20 settembre il suo peccato originale ed in esso la sua condanna senza appello.
Saranno infatti le gambe fasciste di Mussolini assieme alle gambe di Pio XI che condurranno l’Italia fascista e la Chiesa di Roma a concordare di azzerare il passato e di segnare il futuro.
Si leggeva nel Trattato politico:
“Art. 26 - La Santa Sede […] dichiara definitivamente ed irrevocabilmente composta e quindi eliminata la Questione romana e riconosce il Regno d’Italia sotto la dinastia di Casa Savoia con Roma capitale dello Stato italiano”.
E ugualmente nella Convenzione finanziaria si leggeva:
“Art. 2 – La Santa Sede dichiara di accettare quanto sopra a definitiva sistemazione dei suoi rapporti finanziari con l’Italia, in dipendenza degli avvenimenti del 1870”.
(in Chiesa e Stato attraverso i secoli, documenti raccolti e commentati da S.Z. Ehler e J. B. Morrall. Introduzione di G. Soranzo, professore emerito di storia all’Università Cattolica del S. Cuore, Soc. Ed. Vita e Pensiero, Milano, 1958, pag. 437, 438).
Veniva così cancellata la data del XX settembre 1870, una ricorrenza che nell’Italia pre-fascista, si festeggiava regolarmente. Ecco come la Gazzetta dell’Emilia di Bologna il 22 settembre 1902, anno XLIII, n. 262, la raccontava:
“A Massa Lombarda – A commemorare questa solenne ricorrenza la città è imbandierata, ed i Reduci delle Patrie Battaglie sonosi radunati a fraterno banchetto, il quale è riuscito oltre ogni dire concorde ed allegro.[…] Alla frutta pronunciarono patriottici discorsi il Presidente sen. Bonvicini, l’avv. Sangiorgi, il G.re Maccaferri, che furono tutti calorosamente applauditi. Infine fu spedito un telegramma al sindaco di Roma.”
Anche dalla lontana Palermo, nella quale c’erano problemi di separatismo, giungevano notizie della festa:
“Ci telegrafano da Palermo 21:
I festeggiamenti pel XX settembre assunsero in tutta l’isola e specialmente a Palermo il carattere di manifestazione anche come protesta per le idee separatiste attribuite falsamente alla Sicilia più che mai attaccata alla grane patria italiana. Il sindaco pubblicò un patriottico manifesto, la città era imbandierata.
Ieri sera suonavano i concerti nelle piazze e le vie erano illuminate.[…] Un altro banchetto di 400 coperti fu promosso da un largo comitato composto di cittadini di tutti i partiti.[…] Furono applauditi i brindisi inneggianti al Re, all’unità della patria ed a Roma italiana. Fu spedito un telegramma al sindaco di Roma.”

(3) – L’11 febbraio 1858 e 1929, un’unica festa

(3) – L’11 febbraio 1858 e 1929, un’unica festa

Nella data dell’11 Febbraio prima del 1929, la Chiesa ricordava l’apparizione della Vergine Immacolata nella Grotta di Lourdes nell’anno 1858, alla giovane Bernadette Soubirous.
Ma vediamo quali compagni di calendario trovava questa data nel mondo fascista.
Per questo facciamo “la fotografia” dell’Italia del 1932 X anno dell’Era Fascista, come si doveva scrivere allora, ed usiamo come “macchina fotografica” l’Almanacco della Scuola elementare a cura dell’Associazione Fascista della Scuola – 1932- a. X bemporad editori, Firenze.
Dopo la prima pagina stampata che contiene questo saluto di Benito Mussolini:
“Riprendiamo senza indugio il lavoro. Con entusiasmo, con fraternità, con quella assoluta dedizione di sé stessi alla Patria ed al Fascismo per cui il Partito Nazionale Fascista sta trasformandosi nell’ordine della perfetta obbedienza.
Da questa nostra grande fatica sorgeranno le fresche numerose generazioni che prepariamo e cioè: uomini di scarse parole, di freddo coraggio, di tenace laboriosità, di cieca disciplina, del tutto irriconoscibili dagli italiani di ieri.
E’ con questa virtù che l’Italia Fascista si farà largo nel mondo”. MUSSOLINI
Il fanciullo con “cieca disciplina” poteva leggere a pag. 1, questo elenco delle festività da onorare:
Anno 1932
Nell’anno 1932 dalla nascita di Cristo (era cristiana, secondo il computo gregoriano) comincia:
l’anno 7132 dalla Creazione del Mondo (secondo il Martirologio romano);
l’anno 2685 dalla Fondazione di Roma (secondo Marrone, il 21 aprile);
l’anno 6645 del Calendario Giuliano;
l’anno 4838 dal Diluvio Universale;
l’anno X dell’Era Fascista (iniziatosi il 28 ottobre 1931)*

Feste religiose con effetti civili, feste nazionali, solennità civili e consuetudinarie
Fisse
Tutte le domeniche
1 Gennaio – Circoncisione. Capodanno
6 Gennaio – Epifania
8 Gennaio – Genetliaco di Sua Maestà la Regina
9 Gennaio – Morte di Vittorio Emanuele II
11 Febbraio – Conciliazione fra lo Stato e il Vaticano
19 Marzo – S. Giuseppe
23 Marzo – Annuale della Fondazione dei Fasci
21 Aprile – Natale di Roma
24 Maggio – Entrata in guerra
29 Giugno – Santissimi Pietro e Paolo
15 Agosto – Assunzione di Maria Santissima
15 Settembre – Nascita di Sua Altezza Reale il Principe Ereditario
12 Ottobre – Anniversario della scoperta dell’America
28 Ottobre – Anniversario della Marcia su Roma
1 Novembre – Ognissanti
2 Novembre – Commemorazione dei defunti
4 Novembre – La Vittoria
11 Novembre – Genetliaco di Sua Maestà il Re
8 Dicembre – Immacolata Concezione
24 Dicembre – Vigilia di Natale
25 Dicembre – Natività di Nostro Signore Gesù Cristo
31 Dicembre – Ultimo giorno dell’anno

Mobili
4 Febbraio – Giovedì gasso
9 Febbraio – Carnevale
10 febbraio – Le Ceneri
24 Marzo – Giovedì Santo
5 Maggio – Ascensione
26 Maggio – Corpus Domini

*L’indicazione del 1931 è chiaramente un refuso, al posto di quella data bisogna leggere 1922. Nonostante il “freddo coraggio”, e la “tenace laboriosità” si riusciva a sbagliare nientepopodimeno che la data della presa del potere in Italia da parte di Mussolini.

Alla pagina dell’Almanacco del giorno Giovedì 11 Febbraio 1932, sempre il medesimo fanciullo leggeva:
“Apparizione della Vergine Immacolata nella Grotta di Lourdes, nell’anno 1858, alla Beata Bernadette Soubirous. – Santi Rufino e compagni, martiri.
(1929) – Nel Palazzo del Laterano, il Cardinal Gasparri e Benito Mussolini, firmeranno il Trattato di Conciliazione tra Chiesa e Stato. – Costituzione della Città del Vaticano.
L’11 febbraio è dichiarato solennità civile, e sostituisce la festività del 20 settembre, che rimane abrogata.”
Il 13 ottobre 1996 sul quotidiano dei Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana – CEI., “Avvenire” a pag. 19, si poteva leggere questo:
“…La recente ricorrenza del 20 settembre (la presa di Porta Pia e la fine temporale dei Papi) un tempo annuale occasione di aspre polemiche fra clericali e anticlericali e oggi quasi completamente dimenticata…”.
Nessuna notizia sul fatto che il 20 settembre era stato cancellato nel 1929 non dallo scemare delle polemiche fra clericali e anticlericali e dall’oblio, ma dai Patti Lateranensi dell’11 Febbraio, giorno anche dell’apparizione a Lourdes della Vergine Immacolata.
Il 20 settembre 1870 era stato cancellato da Mussolini, Pio XI e dalla Madonna: non c’era partita.

giovedì 22 maggio 2008

(6) - Maggio 2008 – Benedetto XVI visita la Liguria.

(6) - Maggio 2008 – Benedetto XVI visita la Liguria.
Di tutti questi anni di collaborazione tra Pio VII e Napoleone nelle parole di Benedetto XVI sono rimasti i “messaggi, nascosti anche nei cestini della verdura”, che non hanno lasciato traccia nella storia, essendo appunto “messaggi, nascosti anche nei cestini della verdura”.
Ben altra traccia ha lasciato il comportamento di Pio VII rispetto all’uso dei concordati con i potenti di turno: si pensi ai concordati tra Pio XI e Mussolini nel 1929, e tra Pio XI e Hitler nel 1933. Ma non mancherà l’occasione di tornarci sopra.