martedì 15 ottobre 2013

ALL’INFERNO




Oggi viene celebrato il funerale a Erich Priebke
morto da 100 anni.

venerdì 4 ottobre 2013

L' INSIGNIFICANZA DI UN NON



Nel marzo scorso il sito di Beppe Grillo ci informava che:
“Il M5S è nato, per scelta, il giorno di San Francesco, il 4 ottobre del 2009. Era il santo adatto per un MoVimento senza contributi pubblici, senza sedi, senza tesorieri, senza dirigenti.”
Forse memore di ciò oggi 4 ottobre 2013 festa di Francesco d’Assisi, un non-dirigente del M5S, un non-parlamentare, un non-portavoce, un non appunto, ha messo in rete la foto di un poster affisso a Roma in cui si legge:
"Odiato dai poteri forti, amato dalla gente, cuore azzurro, Silvio non mollare!".
Il non-parlamentare 5S a commento scrive francescanamente:
“Vito Crimi – pagina
10 ore fa
“Ma vista l'età, il progressivo prolasso delle pareti intestinali e l'ormai molto probabile ipertrofia prostatica, il cartello di cui sopra con "Non mollare" non è che intende "Non rilasciare peti e controlla l'incontinenza" (cit. Paola Zanolli)-(https://it-it.facebook.com/vitoclaudiocrimi).

Pace e bene.

giovedì 3 ottobre 2013

QUELLI COME NOI



Sono anni che giornalmente approdano sulle nostre coste donne, uomini, bambini, vecchi come noi.
Questi sbarchi fino a qualche tempo fa erano uno dei nostri messimi problemi. Mettevano a rischio la nostra stessa sicurezza, mettevano a rischio l’Italia.
Erano una vera e propria emergenza.
Poi è stata cambiata l’emergenza da sottoporci per impaurirci e quelli come noi che sbarcano sulle nostre coste per poter vivere, non sono più – miracolo - un problema per l’Italia.
Ma loro, quelli come noi, continuano a sbarcare, continuano ad esistere. Oggi è successo l’ennesimo dramma, ma più grave di altre volte. Un barcone con 500 di quelli come noi è affondato. Ad ora non si conosce il numero dei morti.
La tragica forza delle cose farà fare qualche dichiarazione alle autorità. Qualche ministro andrà a Lampedusa.
Siamo bravi in queste circostanze: vi ricordate Berlusconi a Lampedusa quante ne ha dette?
La nostra attenzione verrà almeno per oggi, distolta dai nuovi eroi italici: Cicchitto, Alfano, Formigoni. Sono loro il nostro nuovo orizzonte!
Verrà distolta l’attenzione dall’ombelico di quei politici, ma per poco tempo, poi tornerà tutto come sempre.
Che la pietà vi rimanga in tasca.

domenica 29 settembre 2013

….DELLA SERIE RUBY LA NIPOTE DI MUBARAK….



Tre giorni fa:

“I parlamentari del Pdl hanno detto sì per acclamazione, con un lungo applauso, alla proposta di Renato Schifani di dimissioni di massa nel caso in cui Silvio Berlusconi dovesse decadere dall’incarico di Senatore con il voto della Giunta il 4 ottobre.”
(Il Giornale di Vicenza, 25.9.2013)


Oggi:

"Berlusconi prende la decisione più sofferta dopo l’ultimatum di Letta: 
-Volevano farmi votare l’aumento delle imposte, ma non lo farò mai - "
(Il Giornale 29.9.2013)



Ci ha convinti. E' una questione di Iva sì, ma di Iva Zanicchi.


DACCI OGGI IL NOSTRO CROUPIER QUOTIDIANO




5 Stelle, Rien ne va plus, 
mentre l’Italia affonda
credono di essere a giocare 
a Las Vegas.

ARIA ALLA BOCCA



Un deputato del M5S ha fatto questo paragone:
“Oggi l’Italia è come quel Cile: Pinochet lo si attacca e si vede chi resta in piedi, non ci si scende a patti”.
Paragone incomprensibile: l’11 settembre 1973 in Cile al governo non c’era Pinochet, al governo c’era Allende eletto democraticamente.
È stato Pinochet che ha attaccato Allende ed è stato Pinochet a restare in piedi poiché Allende è uscito dal Palazzo della Moneda morto.
Pinochet poi ha instaurato una dittatura dal 1973 al 1990. È restato capo delle forze armate fino al 1998. Andato in pensione è stato nominato senatore a vita.
Colui che aveva assassinato la democrazia e molti suoi compatrioti cileni è poi morto tranquillo nel suo letto il 10 dicembre 2006.
Siccome l’Italia di oggi sarebbe come il Cile di Pinochet si chiede:
- chi è Pinochet nell’Italia di oggi?
- chi è che lo attacca?

sabato 28 settembre 2013

IL GRANDE IMBECILLE


“Chi non ha visto il mare, non saprebbe dire quel gran moto e quel baccano e quel pandemonio d’arrabbiati. Un mare, proprio, un mare di teste cretine e feroci, di brutti ceffi, di giacche strette, di stivali lucidi, di medaglie, di pennacchi, di pistole, di fucili, di schioppi, di bombarde, un mare di sgherri, e su quel mare, come una galera trionfa, come un vascello cullato dalle onde, il Grande Imbecille galleggiante a cavallo, tronfio, superbo, soddisfatto, grasso, unto, la pappagorgia, la nuca piena di lardo….
Che piacere trovarselo lì sotto, a cavallo, e che non ti può più metter le mani addosso, e che gli puoi dire in faccia quel che ti pare e piace, e puoi finalmente ripagarti di tutti i torti, le offese, le vigliaccate, le prepotenze non sofferte da te soltanto, da dagli altri, da tutti….
Vent’anni son lunghi. Più lunghi di cinque, di sette, di dieci, di tredici. Più lunghi di cinquanta di sessanta di duecent’anni. Più lunghi di un istante, più lunghi di un secolo. Quei vent’anni son lunghi. Non passavano mai. Pareva che il tempo andasse all’indietro. Vent’anni di galera. Non passavano mai. Vent’anni, quei vent’anni. Eravamo ragazzi, eravamo tutti bravi ragazzi. Abbiamo fatto i capelli grigi, perso i denti, messe le rughe, ci siamo incattiviti, invigliacchiti, incarogniti.
E non avevamo che quelli, non avevamo da vivere che quei vent’anni….
Eravamo puliti, di bucato, siamo usciti pieni di macchie, di sudiciume. Di unto.
Com’era possibile credere a qualcosa? a qualcuno?
Eravamo come ragazzi che vedevano entrar la mamma in un bordello. Eppure non ci siamo avviliti, non ci siamo disperati.
Abbiamo aspettato, abbiamo lavorato, ci siamo rifatti a poco a poco le nostre illusioni. Abbiamo aspettato. Abbiamo fatto i calli alle prepotenze, alle vigliaccherie, alle lusinghe.
Lo abbiamo preso in giro, il Grande Imbecille! …
Lo stavamo ad ascoltare a bocca aperta, gli si batteva le mani, gli si diceva «bravo, bene, bis» e lui ci credeva, gli si tendeva il braccio, e lui ci credeva, gli si gridava «come canti ben canti ben» e lui cantava.
Gli si diceva «sei un eroe, sei l’Eroe» e lui ci credeva e gridava «Anche voi siete eroi, siete tutti eroi» e lui credeva che noi gli si credesse, e si pavoneggiava al balcone, si metteva le mani ai fianchi, faceva la bocca a culo di gallina, tirava in dentro la pancia, si molleggiava sui ginocchi, il Grande Imbecille.
Quando camminava, pareva che camminasse davanti a uno specchio.
Si guardava sempre nello specchio, camminando. Non guardava nessuno in faccia, lui, guardava la sua faccia nello specchio invisibile, il Grande Imbecille!
Ci gridava «A chi l’Italia» e noi subito, a botta e risposta, «A noi!», e lui ci credeva, il Grande Imbecille. Se la tenesse per sé, la sua Italia!
Se la tenesse tutta per sé, quella sua gran puttana d’Italia!
Che voleva che se ne facesse, noialtri, della sua porca Italia!
In un bello stato l’aveva ridotta, quella sua povera Italia!
Da sputarci sopra, e poi e poi! Credeva veramente che non ci fosse altro che la sua?
Lo vada a domandare…..qual’é la vera Italia!
Se lo faccia dir…qual'é la nostra Italia!...
Ah quel Grande Imbecille! Veramente credeva che gli Italiani fossero diventati quel che lui voleva, tanti eroici conigli, tanti servi obbligatissimi, tanti buffoni alla sua mercé: e non s'accorgeva ch'era tutta una truffa, una delle solite truffe che gli Italiani fanno a chi li comanda, a chi fa la voce grossa in piazza, a chi si crede un Grand'Uomo.
Bella storia, la sua, E bella storia, la nostra! Con la paura che aveva addosso di noi, e con tutta la paura che s'aveva addosso di lui. Un bel contratto, non c'è che dire.
Ma la luce è giusta, e l'ora è giusta: ed è  proprio questo il momento, dopo vent'anni, che finalmente ci guardiamo in faccia, che finalmente gli ridiamo in faccia, a quel
Grande Imbecille."