mercoledì 29 maggio 2013

TANTO MEGLIO, TANTO PEGGIO: E’ TUTTA COLPA DEGLI ITALIANI



“24 dicembre 1940 – Nevica. Il Duce guarda fuori di finestra ed è contento che nevichi:
«Questa neve e questo freddo vanno benissimo – dice – così muoiono le mezze cartucce e si migliora questa mediocre razza italiana. Una delle principali ragioni per cui ho voluto il rimboschimento dell’Appennino è stata per rendere più fredda l’Italia».”
(Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, Ed. Rizzoli, Milano, 1990, pag. 491)

“28 maggio 2013 – “L'Autunno Freddo è vicino e forse, per allora, l'Italia A capirà che votando chi li rassicura, ma in realtà ha distrutto il Paese, si sta condannando a una via senza ritorno.”
(Il blog di Beppe Grillo, il primo magazine solo on line)

(Veramente è l’Estate Calda che è vicina e non l’Autunno Freddo, ma per "il primo magazine solo on line" la realtà è evidentemente virtuale).

martedì 28 maggio 2013

MOVIMENTO HOTEL 5 STELLE


Ho visto ora Ballarò.
Fuori dall’Hotel Parco dei Principi 5 Stelle c’era parcheggiato il camper di Beppe Grillo.
Poi è uscito dalla hall dell’Hotel Parco dei Principi l’ex comico Beppe Grillo.
Ecco un ottimo esempio di leader politico a contatto con il territorio.



L' A B C DELL'ITALIA DEGLI EX


Beppegrillo.it preceduto da un “diffamano h24 il M5S” (Grillo che imita Crozza che imita Maroni?) ha diramato il suo comunicato sul primo turno delle recenti elezioni amministrative.
Ha diviso l’Italia in due, scrivendo:

“Esistono due Italie, la prima, che chiameremo
Italia A, è composta
da chi vive di politica, 500.000 persone,
da chi ha la sicurezza di uno stipendio pubblico, 4 milioni di persone,
dai pensionati, 19 milioni di persone (da cui vanno dedotte le pensioni minime che sono una vergogna).
La seconda, Italia B,
di lavoratori autonomi,
cassintegrati,
precari,
piccole e media imprese,
studenti.”

Beppegrillo.it non cita una terza Italia. L’Italia C, 

quella degli industriali, dei finanzieri, delle banche,
delle assicurazioni, delle fondazioni,
di chi esporta non merci ma capitali,
dei super manager, dei super pensionati,
l’Italia del 10% che detiene il 50% della ricchezza,
l’Italia dei ricchi ultrasessantenni e ultrasettantenni
che per noia o convenienza si sono dati alla politica,
l’Italia di chi a fine settimana deve decidere
se passare il week end nella villa in Liguria o nella villa in Toscana;
oppure di chi deve decidere se passare il week end nella villa
in Sardegna o nella villa in Lombardia o chissà in quale altra villa.

Quelli dell’Italia C che si danno alla politica, che hanno nella loro bandiera semplicemente il loro nome e cognome che è anche il loro programma.
L’Italia C ha infatti come programma di governo di mantenere il proprio status quo di ricco milionario e ricco miliardario e per fare questo di mettere i semplici cittadini gli uni contro gli altri.
Si perché per Beppegrillo.it le risorse per migliorare la situazione dell’Italia B, bisogna trovarle nell’Italia A.
Sono i pensionati che hanno versato 40 anni di contributi (e che andranno a versarne di più per l’avvenire, la pensione non è gratis), la cui pensione media è al di sotto dei 1000 euro al mese, da cui prendere le risorse per esempio per le piccole e medie imprese?
Sono i dipendenti pubblici della scuola non docenti che prendono dopo decenni di lavoro 700/800 euro, o gli insegnanti elementari della scuola che dopo anni di precariato ottenuto il ruolo prendono dai 1000 ai 1200 euro al mese ed hanno lo stipendio bloccato dal 2010/2011 fino al 2015, che dovrebbero risolvere i problemi dei lavoratori autonomi?
Se questa operazione di mettere gli ultimi gli uni contro gli altri riuscisse saremmo  tutti nell’Italia B, lo scopo di questi ricchi e annoiati milionari e miliardari sarebbe raggiunto.
Dopo di che ci sarà posto per un nuovo salvatore.
Dopo un ex chansonnier sulle navi in crocera,
dopo un ex comico che ha esercitato per anni su RAIUNO,
sarà certamente il Gabibbo per più di due decenni a Striscia la notizia, che li salverà,
quelli dell’Italia C.

IL SENSO DELLA SCUOLA PUBBLICA

Per gli amanti del "buon senso" un notizia non bella.
Non esiste né il "buon senso" né viceversa il "cattivo senso".
Con senso si esprime la "facoltà di sentire, ricevere, impressioni prodotte da stimoli esterni".
Quindi c'è il senso o il non senso.
La scuola pubblica ha certamente senso, questo:
"Anche i fanciulli e le fanciulle hanno un dovere da compiere: quello d'istruirsi. Anticamente non vi erano scuole pubbliche e i genitori che volevano fare istruire i loro figlioli dovevano mandarli da maestri privati e pagarli bene; i poveri, quindi, restavano ignoranti. Oggi, invece, non è più possibile essere ignoranti. Ci sono infinite scuole pubbliche alle quali non solo possono andare, ma devono andare tutti i bambini. L'istruzione oggi è obbligatoria e la legge punisce i genitori (facendo pagare una multa) che non mandano a scuola i loro figli."(La Scuola in azione, anno XII, n. 8, 4 dicembre 1910, pag. 121).
Questo scrivevano i nostri predecessori che nel 1910  stavano costruendo la scuola pubblica in Italia. Anche per questo sono morti nel Risorgimento: Ugo Bassi e a poco più di venti anni Goffredo Mameli, nell'antifascismo a 25 anni Piero Gobetti, nella Resistenza tanti giovani sconosciuti che hanno contribuito a scrivere nella Costituzione Italiana che la Repubblica: "istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi".
Ci si augura che il senso dei più abbia la  facoltà di sentire, ricevere, impressioni prodotte da questi stimoli esterni.

SULLA SCUOLA: REFERENDUM A BOLOGNA del 26 maggio 2013




I cittadini di Bologna dovevano scegliere “fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali”, queste due opzioni:
A) Utilizzarle per le scuole comunali e statali;
B) Utilizzarle per le scuole paritarie private.
Come è finita?
Ha vinto l’opzione A) Utilizzarle per le scuole comunali e statali con il 59%; la perdente opzione B) Utilizzarle per le scuole paritarie private, ha ottenuto il 41% dei voti.
L' affluenza alle urne è stata bassa: il 28,71%.
“Avvernire.it” il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana ha titolato:
“Il Referendum sugli asili. Paritarie a Bologna, affluenza flop. Fronte del no al 59%”.
Questo è stato un normale referendum consultivo, non c’era alcuna guerra, né tanto meno un “fronte” del NO contro un fronte del SI. C’era da scegliere se dare delle risorse alle scuole comunali e statali o se darle alle scuole paritarie private. Gli elettori hanno scelto le scuole comunali e statali.
Sensibile al denaro molto di più di quello che vuol far credere, il quotidiano dei Vescovi inizia l’articolo - perdendo l'aplomb dei giusti -  con un notevole:
“Nonostante gli appelli al buon senso, il referendum consultivo sui fondi comunali per gli asili paritari di Bologna ha dato ragione i promotori che chiedevano di destinare quelle risorse, circa un milione di euro ogni anno, solo alla scuola statale.”
Chi ha perso il “buon senso” sa ora che può andarlo a recuperare presso l’opzione B, tutti gli altri si rassegnino al loro “cattivo senso”.


P.S.- Ma vi è qualcosa di più profondo che non il mero denaro, vi è in gioco la possibilità stessa dello Stato di avere una scuola. La storia ci ricorda che secondo il pensiero dei cattolici post-risorgimentali: 
"Lo Stato ha la sovranità sulle cose temporali: l'educazione e l'istruzione hanno per primo fine la vita eterna e poi la terrena.[...] Né la legge naturale né la positiva hanno dato ai governi degli Stati diritto d'insegnare." (Atti del I Congresso Cattolico Italiano tenutosi a Venezia dal 12 al 16 giugno 1874, in G. Spadolini, L'opposizione cattolica, pag. 82, 83).



domenica 26 maggio 2013

MISERABLES


Da Dagospia 26 maggio 2013:
“DAGOREPORT
 - La delibera e', manco a dirlo, la numero uno del 2013. È stata assunta dal Consiglio di presidenza del Senato lo scorso 3 aprile su proposta dei senatori questori e, in barba alla crisi economica, alla disoccupazione giovanile e a quant'altro sta strangolando il Paese, assegna per quest'anno ventuno milioni e 344 mila euro ai gruppi parlamentari del Senato.
Il meccanismo e' molto semplice: c'è' una dotazione minima di 300 mila euro per ogni gruppo parlamentare e una quota variabile di 59.200 euro per ciascun senatore che fa parte del gruppo. Il contributo, com'è giusto che sia, viene corrisposto in quattro rate trimestrali anticipate il primo giorno del trimestre cui si riferisce l'erogazione.
Di conseguenza il Pd, che ha 107 senatori, riceve sei milioni e 634 mila euro, al Pdl (che ne ha 91) viene accreditata sul proprio conto corrente del Senato la somma di cinque milioni e 687 mila euro, il Movimento 5 Stelle tre milioni e 437 mila euro in base a 51 senatori, Scelta ("Sciolta") Civica un milione e 543 mila e 200 euro per 21 senatori tra i quali c'è anche Casini Pierferdinando, la Lega Nord incamera un milione 247 mila e 200 euro per 16 senatori. E così via, sino al gruppo misto e agli altri due gruppi presenti in Senato. Totale, appunto, 21 milioni e 344 mila euro per quest'anno.
Tali contributi vengono giustificati dal fatto che bisogna pagare i dipendenti dei gruppi. In realtà, pagati i dipendenti, l'avanzo e' notevole e viene utilizzato discrezionalmente dai gruppi stessi. Ovviamente, alla Camera dei Deputati una delibera analoga ha dato il via alla grande spartizione, per una cifra più che doppia visto il numero dei componenti.
Nessuno, grillini compresi, ha protestato, nessuno (grillini compresi) ha ritenuto di intervenire per ridurre al minimo indispensabile l'esborso a carico del bilancio di Camera e Senato, bilancio che è a carico delle casse pubbliche di questo disperato paese dove tutti parlano di tagli ai costi della politica ma nessuno muove un dito quando concretamente si dovrebbe farlo.”

P.S. Questo è il terzo grado di finanziamento:
- c'è quello ai partiti;
- c'è lo stipendio ai parlamentari;
- e c'è  il finanziamento ai gruppi parlamentari. 
Prendono soldi quando si presentano come partiti, quando si presentano come parlamentari e quando si presentano come gruppi parlamentari: ma sono sempre gli stessi.