venerdì 27 giugno 2008

(1) Censimento rom 1938

Eccoci di nuovo.
Ciclicamente ma sempre più di frequente si parla di rom, ancora. Questa volta per farne un censimento.
Gli oppositori a questo provvedimento richiamano la Germania di Hitler. Si vanno a cercare esempi di male al di fuori della propria tribù anche quando si hanno atteggiamenti per così dire non tribali.
E’ nella nostra storia che invece bisogna andare a cercare.
Siamo nel 1938. In quell’anno i giornali ricordavano che gli ebrei erano in rapporto di 1 a 1000 rispetto agli abitanti dell’Italia, per un totale di 44.000 ca. (Bottai nel suo Diario scriveva che ne risulteranno circa 70.000, ma la sostanza non cambia).
In quell’Italia nella quale si dividevano gli italiani a seconda della religione, come si sta ritornando a fare ora, risultava che c’erano:
43.868.000 cattolici
88.000 protestanti
44.000 ebrei
Era nientemeno questo piccolo 1 per 1000 “il” problema, per l’impero fascista, che andava risolto al più presto.
Sappiamo tutti come è andata a finire.

(2) Censimento rom 2008

Nel settantesimo anniversario del censimento degli italiani di religione ebraica, si vuole procedere al censimento degli italiani che si identificano con il nome di rom.
La storia può risultare irresistibile e potente come la biologia. Ci può programmare l’ideologia, la religione, così come ci programma la biologia.
Ineffabili, dentro le loro camicie bianche e le cravatte Regimental i nipoti di quel censimento del 1938 che ci siamo coltivati in questa nostra Repubblica, ci indicano ora come pericolo per l’Italia, nientemeno che i bambini rom.
Chi è cresciuto leggendo Julios Evola, Mussolini, Preziosi e, nelle feste comandate, Hitler, chi si è nutrito per decenni di tutto ciò, giunto sui 50/60 anni può forse cambiare?
Sì, può mettersi in testa il copricapo ebreo. Certo, può dichiarare “male assoluto” ciò a cui credeva fino a qualche anno fa. Ma tutto questo sarà solo un non fare corrispondere il copricapo con cosa c’è nel capo.
Risulta così che coprirsi la testa con il copricapo ebreo, consente in un primo tempo di diventare per esempio sindaco di Roma o ministro della Repubblica, e in seguito di proporre il censimento dei rom.
Il cerchio si chiude.
Un censimento è tale se si “conta” la totalità della popolazione. Gli italiani nomadi si debbono censire quando si censiscono gli italiani stanziali. In caso contrario non è un censimento ma una indagine su una parte, una schedatura, un deposito di notizie che si può utilizzare alla bisogna, contro quella parte.

(3) Censimento: un po’ di storia

In un periodo in cui tutti cercano le proprie e le altrui radici - un'orgia del pollice verde - non è inutile cercare le radici del censimento.
Una delle radici più remote è insospettabilmente Satana quando poteva essere ancora intercambiabile con Dio.
Nell’Antico Testamento nel libro delle Cronache 21,1 si legge che “Satan si levò contro Israele e indusse David a fare il censimento d’Israele”.
Se nell’episodio citato nel brano I Cronache 21,1 l’iniziativa del censimento è attribuita a Satana, nel medesimo episodio raccontato in II Samuele 24,1 è attribuita a Dio:
“L’ira del Signore si accese di nuovo contro Israele ed eccitò Davide contro di loro, suggerendogli: “Va’ e fa’ il censimento d’Israele e di Giuda”.
La punizione sia nel caso dell’intervento di Satana che in quello di Dio è pressoché identica e terribile: “Signore fece scoppiare la peste in Israele e perirono 70.000 Israeliti.” (I Cronache 21,9-15).
Terribile castigo perchè il censimento provenendo dall’ambizione di Davide ed essendo un atto di sovranità che Dio aveva fino allora esercitato direttamente, apparve come un torto contro la teocrazia.
Il censimento quindi non era la semplice conta degli appartenenti ad un dato gruppo umano, ma aveva qualcosa di più profondo, qualcosa che affondava nei miti, qualcosa che aveva a che fare con più antiche divinità: qualcosa che poteva valere un castigo fino a 70.000 morti di peste in tre giorni.
La vicenda di re Davide si svolge intorno all’anno 1000 prima di Cristo. Circa cinquecento anni dopo, a conferma del persistere del carattere sacro del censimento, un altro re, questa volta un re di Roma, Servio Tullio, procedette anch’esso ad un census, cioè ad una opera di classificazione del suo popolo. Censimento secondo i mezzi finanziari che avrebbe determinato sia i diritti politici, sia i doveri militari. Censimento che richiamava a sua volta un antico meccanismo economico-politico che probabilmente implicava altresì un fattore morale.

(4) Emergenza rom 2008: i sommersi e gli emersi

Ora abbiamo più elementi per capire che non si scherza con il censimento. Quando lo si fa, lo si fa per tutti.
Se si fanno censimenti parziali della popolazione – una vera contraddizione in termini – è per includere od escludere qualche gruppo umano, di solito il più debole di quel determinato momento, od il più “antipatico”; per limitarne i diritti politici o civili.
Si sono mobilitati media, politici, impegnati in generale per difenderci dall’ “emergenza rom”. Le nuove vergini della democrazia ci prospettano sempre e continuamente nuove emergenze, così come molti dei convertiti in età adulta, vedono il peccato dappertutto non vedendolo più in sé.
Così noi sotto un diluvio di emergenze, possiamo venire salvati solo da loro, gli emersi nei vari gradi delle istituzioni politiche o religiose.
Se tutto l’impegno, tempo, risorse, intelligenze gli emersi lo avessero messo, ad esempio, per rendere finalmente effettivo l’accesso alla pubblica istruzione dei bambini e bambine e delle ragazze e ragazzi rom – che del resto come per ogni altro bambino italiano è obbligatorio per legge – il problema non sussisterebbe o sarebbe in via di soluzione.
Sarebbe così evidenziata la squalità della proposta di rendere riconoscibili i bambini rom attraverso le loro impronte digitali. A scuola le o gli insegnanti conoscono e riconoscono i loro alunni dal nome, dal sorriso, dal modo di parlare, dai capelli, dalla faccia, dalle loro paure e dalle loro allegrie, da mille altre manifestazioni, ma non certo dalle loro impronte digitali.
Cosa direbbe un emerso dal Parlamento o dal un Consiglio Comunale, se il proprio figlio venisse a casa con tutte e dieci le dita macchiate di inchiostro nero e dicesse che l’insegnante non credendo che si chiamasse Paolo Servelloni Vien dal Mare, lo ha verificato prendendogli le impronte digitali per confrontarle con quelle in possesso della scuola che sono, quelle sì, di Paolo Servelloni Vien dal Mare?

martedì 10 giugno 2008

Clinica Santa Rita

A Milano nella Clinica Santa Rita, secondo quanto hanno denunciato gli inquirenti e riportato dalla stampa, si sarebbero compiute decine e decine di mutilazioni di corpi, operazioni non necessarie, fino ad arrivare alla morte di cinque pazienti. Tutto allo scopo di aumentare le prestazioni per aumentare i guadagni della Clinica Santa Rita.
Il Servizio Sanitario nazionale, la sanità pubblica, quella che noi paghiamo sia direttamente che indirettamente, versa infatti un corrispettivo per ogni prestazione effettuata attraverso una struttura privata, alla struttura privata stessa: nella fattispecie la Clinica Santa Rita.
Se quello che è avvenuto a Milano, alla Clinica Santa Rita, dopo un anno di indagini ed intercettazioni telefoniche verrà accertato, è evidente che siamo di fronte, ad un avvenimento gravissimo, davanti al quale al quale si dovrebbe immediatamente intervenire per chiudere e requisire, come si fa per i reati mafiosi, la Clinica Santa Rita.
Se vi è la “malasanità” nella sanità pubblica, quando quest’ultima ha dei disservizi: errori, ritardi etc., questa come si deve chiamare “sanità criminale privata”.
Qui non è in gioco la stantia diatriba tra pubblico e privato, la verginità dell’uno o dell’altro, ma le persone nei loro corpi, persone e corpi che non si possono mai considerare strumenti di cosciente e perseguito arricchimento, sia esso pubblico o privato.
Attendiamo che i gruppi di fedeli di Santa Rita manifestino il loro disappunto e denuncino l’indebito uso del nome di quella Santa a copertura dei reati ora denunciati, rilevando nel contempo una carenza da parte di Santa Rita che non ha evidentemente protetto quei pazienti.
Attendiamo che l’Ordine dei Medici sospenda immediatamente e pubblicamente in via cautelativa i medici raggiunti da avviso di garanzia.
Attendiamo un pronto intervento del Mago di Oz della Città del Vaticano, in difesa di quei malati e del loro diritto alla vita.
Attendiamo un pronto intervento del Mago di Oz a Capo del Governo che per ora sembra interessato a colpire chi ordina, esegue e divulga le intercettazioni telefoniche proponendo cinque anni di carcere ciascuno.
Attendiamo una sua pronta attivazione anche per l’oggetto delle intercettazioni, cioè in questo caso, i medici che commettevano i reati per proporre una esemplare punizione ai colpevoli, ed ai pazienti un esemplare, anche se sempre non bastevole, risarcimento.
E’ vero il Mago di Oz a Capo del Governo non dovrebbe esternare a questo o a quel convegno, dettare perfino il numero di anni che secondo lui merita questo o quest’altro reato, ma dovrebbe “parlare” attraverso gli atti e le proposte del suo governo.
Ma tant’è se lo ha fatto per le intercettanti, attendiamo lo faccia anche per gli intercettati che commettono reati.
Attendiamo….

sabato 7 giugno 2008

Il Mago di Oz


Ieri il Capo del Governo italiano è andato a fare visita al Capo della Città del Vaticano.
Ieri il Capo del Governo italiano che in Italia ha combattuto in nome del diritto e della libertà – il suo partito si chiama appunto Popolo delle Libertà – ha baciato la mano al Capo di uno Stato Teocratico, con un’unica religione e nel quale tutti i poteri sono nelle mani di una sola persona: in quelle mani che lui ha baciato.
Ieri il Capo della Città del Vaticano, Capo di uno Stato di soli uomini ha parlato con il Capo del Governo italiano della difesa della famiglia tradizionale italiana, quella composta da un maschio ed una femmina, e contro le coppie omosessuali.
Ieri il Capo della Città del Vaticano, Capo di uno Stato di soli uomini fattisi eunuchi per il Signore, ha parlato con il Capo del Governo italiano, dei bambini e dei ragazzi della scuola italiana, specie della scuola organizzata dalla Chiesa Cattolica e del diritto al pluralismo nella e della scuola.
Ieri il Mago di Oz ha fatto visita al Mago di Oz.

lunedì 2 giugno 2008

(1) - La Festa del XX settembre 1870 e del 2 giugno 1946, o della diffcile storia della festa nazionale italiana

Le feste sono la carta di identità di una nazione. Come la carta di identità fermano in un dato momento storico una certa identità, ma come la carta di identità danno l’illusione a chi le celebra, che le feste ci siano sempre state e sempre ci saranno: immutabili.
Non è stato così specie per l’Italia.
Le difficoltà, per l’Italia, ad avere una festa nazionale, un proprio “14 luglio” sentito da tutti, sono tanto storicamente note, quanto poco percepite.
Sono due le date che ci interessano: il XX settembre 1870 giorno della breccia di Porta Pia a Roma, giorno nel quale si compì l’Unità d’Italia; ed il 2 Giungo 1946 nascita della Repubblica Italiana.
Tra queste due date non potremo ignorare quella dell’11 febbraio 1929 in quanto sostituirà quella del 20 settembre 1870.
Il XX settembre 1870 è stato completamente rimosso. Il 2 Giugno 1946 sarà rimosso nel 1977, ma poi ripristinato il 2 Giugno 2001.
Vediamone brevemente le storie.